Intervista ad Antonia Tosini a cura di Patrizia Palese

Antonia Tosini è una persona, anzi una bella persona.

Non è una sviolinata gratuita, anche perché in genere non ne faccio, ma solo il risultato di una conoscenza, di uno scambiarsi impressioni, sogni, progetti, con una “tipa” che non ha frequentato dalle medie, che non ha incontrato negli ultimi due anni al supermercato, una tipa, io nel caso specifico, che le ha chiesto se voleva rispondere a qualche domanda per un’intervista.

Sorride spesso Antonia, e me la immagino a 20 anni: doveva avere intorno amici che non le facevano solo la corte, ma che la consideravano una bella persona, oltre che una bella ragazza…perché quando una nasce così lo rimane, anzi migliora.

Lei è a Roma per lavoro perché Antonia è una sceneggiatrice, una brava sceneggiatrice, una che considera un privilegio quello di saper e voler scrivere.

Ci siamo conosciute tramite Facebook, o meglio, ci siamo contattate perché oggi inizia un vero e proprio “ Piacere sono io” “Il piacere è tutto mio”…e lo è stato veramente…ecco perché ho iniziato dalla fine: perché il piacere di parlare con lei è stato vero, anche se breve.

Ovviamente due donne prima di tutto sono due donne, quindi commenti sugli abiti nostri e di chi ci passa davanti (siamo sedute all’interno di un bar del centro, perché anche se è iniziata l’estate, il tempo non è dei migliori), beviamo con calma il nostro caffè e lei ammette che lo fanno buono anche a Roma, (lei vive a Napoli) e poi inizia l’intervista:

Hai mai partecipato a dei corsi di scrittura creativa cinematografica come insegnante?

Anche se sono stata contatta diverse volte, ho sempre rifiutato. Motivo? Forse perché non amo salire in cattedra…

Quale consiglio ti senti di dare a scrittori/sceneggiatori, che intendano fare questo mestiere?

Anche qui, senza cadere nel banale, posso dire soltanto di armarsi di tanta pazienza. Non è una strada facile e se non hai conoscenze o appartieni a un certo giro, è molto dura.

 Non sorride quando dice ciò…è tutto vero, ma le deve pesare dover confermare che la meritocrazia anche in questo settore non esista.

Quanta importanza hanno concorsi e premi nella professione?

Mah…forse l’unica importanza che hanno è quella del confronto.

Quali sono e in che ordine sei affascinata da un’idea da trasformare in sceneggiatura, ovvero: la storia in sé, l’originalità, la provenienza (ceto, etnia, sesso).

Senza dubbio la storia in sé e l’originalità…il resto viene da sé se sai fare bene questo mestiere.

Se ti venisse offerta la possibilità di partecipare a un importante premio cinematografico come giudice, con quale criterio (popolare, in linea con la moda del momento, su consiglio dei collaboratori, su sensazioni personali, sui nomi conosciuti del cast) sceglieresti il film da premiare?

Niente  di tutto ciò che hai elencato; i miei giudizi quando mi vengono richiesti, sono    sempre su sensazioni personali. Senza dubbio.

Tosta come donna, fuori discussione, anzi come persona!

 I tuoi figli sono dei musicisti, ma se avessero scelto fare lo skipper o il calciatore come avresti reagito e con questo intendo: ti saresti imposta per far in modo che scegliessero  l’Arte o no?

Credo fosse scontato che i miei figli scegliessero di fare musica. Mio marito è pianista e    compositore; in casa hanno sempre ascoltato e respirato musica. Io li ho sempre appoggiati, ma, ti sembrerà strano, è stato proprio mio marito contrario al fatto che facessero musica, perché   l’inserimento è sempre stato difficile. Per fortuna loro sono stati  molto determinati e adesso se la cavano abbastanza bene.

Con una mamma del genere il minimo era che fossero determinati.

Vorrei che i lettori ti conoscessero in maniera immediata, per cui definisci te stessa e/o  il

tuo modo di scrivere in 7 parole.

Umile, attiva, energica, positiva, determinata, disponibile, flessibile…sì, sono proprio così.

Credi che sia utile la gavetta anche nel mestiere di sceneggiatore?

Sono del parere che per qualsiasi lavoro, professione o altro è sempre molto utile, ma nessuno

ti paga per fare la gavetta di sceneggiatore.  Per dirla tutta, oggi, la gavetta per lo sceneggiatore

è quella di scrivere per conto suo.

E tanto, aggiungo io mentalmente…

Cosa è indispensabile per creare una buona storia?

L’ispirazione. La nascita e lo sviluppo di un’idea originale è uno dei momenti creativi più complessi della nostra attività. Lo spunto, la famosa scintilla, l’idea…

Se dovessi buttare dalla torre qualcuno chi sceglieresti? E perché?

Ci pensa un po’, poi sorride e non risponde…forse qualcuno lo butterebbe anche, ma non fa nomi.

Quando hai scritto la tua prima sceneggiatura?

La mia prima “vera”sceneggiatura l’ho scritta nel 1978…adesso che ci penso non è poi molti anni fa.

Faresti un film per bambini?

Perché no? Attualmente sto scrivendo un libro  “KOZARK 0.91 IL CAMPIONE” .Un piccolo romanzo di fantascienza adatto a tutte le fasce d’età. E spero possa diventare anche una bella sceneggiatura per un film.

Sei superstiziosa? Ha rituali “propiziatori” che segui prima di iniziare a scrivere?

Assolutamente no. Mi concentro subito e solo sull’idea da sviluppare.

Quale film di altri vorresti aver scritto?

Vorrei aver scritto: “The Guilty – Il colpevole – interpretato da Bill Pullman, è un bellissimo film thriller.

Tra saper vendere un buon film e diventare un cult nel cinema, cosa sceglieresti?

Ma diventare un cult per rimanere nella storia, ovvio.

e ride

 Cosa vuol dire per te scrivere?

 Scrivere per me è vita!

C’è un personaggio che vorresti inserire in una tua storia e che ancora non hai fatto?

Ho sempre ammirato Margherita Hack è stata una figura straordinaria. Scrivere di lei mi     darebbe l’opportunità di conoscerla meglio come donna oltre che esplorare il suo universo. Ecco, credo che ne verrebbe una bella storia.

Ti ringrazio per il tempo dedicato, e c’è una domanda che avresti voluto che ti facessi?

Grazie a te.  La domanda potrebbe essere: su cosa stai lavorando attualmente? Allora facciamo conto che tu me l’abbia fatta. Ebbene, sto lavorando a due mie nuove sceneggiature una delle quali si intitola: “Avezzano e i suoi Cinema nella memoria di un tempo che non c’è più” di cui curerò anche la regia e che insieme al libro “Dentro la cabina del proiezionista” completerà il cofanetto (Libro+ DVD). Questo per raccontare uno spaccato di vita che inizia dal dopo guerra agli anni cinquanta per concludersi ai tempi nostri. E per restituire una parvenza di verosimiglianza al racconto storico dei Cinema di Avezzano come il Marconi, l’Impero e il Valentino che oggi non ci sono più. A farmi compagnia in questo viaggio ci sono delle persone straordinarie come il prezioso giornalista scrittore Filippo Fabrizi e il giovane, ma talentuoso operatore/montatore Alfonso Capasso, parte fissa del mio staff tecnico. Il docu-film, è un modesto contributo alla mia Città natale, prodotto da Sussuvio Documentari del produttore Emanuele Coppola, con il quale ho stretto un bel sodalizio professionale. Infatti, stiamo lavorando a una collana di importanti documentari…e chissà che questo sia solo l’inizio. Il bello nel mio lavoro è che non esiste mai la parola FINE perché c’è sempre qualcosa che segue.

L’intervista si è conclusa nel modo più semplice, cioè discutendo su chi deve pagare…succede sempre così fra amiche, perché con Antonia non puoi che comportarti solo da amica.

 

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