Intervista a Mathilda Blake che ci parla di “Cuore di ghepardo”

 

Ciao, Mathilda Blake. È un piacere ospitarti tra le nostre interviste. Tu scrivi romanzi storici per la Mondadori e il 7 agosto uscirà il tuo prossimo lavoro. Prima di parlare del libro, volevamo chiederti: cosa hai provato nel sapere che una grande CE ha ritenuto che la tua penna fosse adatta per la loro catena?

Ciao a tutti! Grazie dell’ospitalità e di questa nuova intervista alla mia seconda identità di autrice J. Per rispondere alla vostra prima domanda, ormai scrivo per editori di rilievo da tanti anni ed è una cosa di cui sono molto orgogliosa. Ho avuto la fortuna di approdare in Mondadori giovanissima, perché collaboravo con diversi settimanali. In questa casa editrice le redazioni dei romanzi sono nello stesso palazzo di quelle dei giornali, e io, da ragazza intraprendente quale sono sempre stata, ricordo di essere andata a propormi come traduttrice perché sono bilingue. Ho iniziato così: traducendo. Nel frattempo facevo anche proposte per eventuali libri miei.

Dai oggi e dai domani ed è arrivato il primo titolo: un improbabile manuale di mantenimento dei sauri in cattività (ai tempi avevo un’iguana e un bellissimo drago d’acqua, quindi conoscevo bene le “lucertolone”). Incredibile ma vero, quel libro (100 Sauri, il titolo) diventò una specie di bibbia nel mondo degli appassionati.

Ricordo ancora oggi l’emozione di vedere il mio nome su una copertina Mondadori. Ero al settimo cielo! Ma questa sensazione non passa mai e continua a ogni uscita, a ogni romanzo. E quando ho pubblicato il mio primo romance storico, tre anni fa (L’Irresistibile – Mondadori), è stata proprio come ai tempi di 100 Sauri, perché sognavo da tanto di fare un libro di questo genere. Ne avevo tradotti molti e mi piacevano, ma prima ancora, da ragazza, li leggevo avidamente, forse spinta dalla mia natura romantica.

“Cuore di ghepardo” è un titolo particolare, ma molto invitante. Da cosa prende spunto?

“Cuore di ghepardo” è sostanzialmente una storia di animali. Chi mi conosce, sa quanto io li ami (sono cresciuta in una specie di zoo, sono vegetariana, ho un rapporto speciale con i cavalli, vivo con quattro gatte birmane e per tanti anni ho avuto un piccolo allevamento di questa razza). Quindi, quando posso scrivere una storia in cui gli animali sono i coprotagonisti, sono sempre molto entusiasta. Ma in questo, caso il titolo evidenzia anche il fatto che i due personaggi principali sono anime gemelle, perché, come scoprirete leggendo, possiedono entrambi un “cuore di ghepardo”.  

La protagonista, Eva van der Meer, ha le caratteristiche delle tue donne. L’intraprendenza, la curiosità e quel pizzico di testardaggine che le permette di non essere frenata nella sua indipendenza nonostante una realtà maschilista. Per crearla, hai preso ispirazione da qualcuno in particolare?

Eva esprime tutta la mia intraprendenza e il mio amore per gli animali: in questo mi somiglia molto! Non a caso, lavora allo zoo di Amsterdam ed è molto sensibile al tema della conservazione. Ma per crearla mi sono ispirata anche a un’eroina dei nostri giorni: Laurie Marker, un’americana che ha dedicato la sua vita ai ghepardi aprendo un centro per la salvaguardia della specie proprio in Namibia. Avevo già parlato di lei in un mio libro per ragazzi, ma il suo lavoro merita davvero di essere conosciuto e spero che attraverso questo mio nuovo romanzo, il suo operato possa raggiungere tante altre persone.

Il duca Von Lionberger, nonostante la sua “ambiguità”, è un personaggio molto interessante. Colpisce l’attenzione con questo suo essere presente a modo suo. Ti va di raccontare alle lettrici come lo hai creato e quali sono le peculiarità di lui che vorresti restassero?

Sono innamoratissima di Von Lionberger! Mi sono preso una cotta pazzesca nel momento in cui è comparso fra le pagine del mio romance! Che diamine, come direbbe Eva J Ma al di là della sua prestanza fisica, e soprattutto delle apparenze, che all’inizio fanno presupporre un uomo superficiale, mosso solo dall’interesse economico, Duke cela una natura inaspettata che conquista anche le lettrici più esigenti. Inoltre, il suo passato lo rende ancora più apprezzabile.

Di lui vorrei che restasse tutto: la sua semplicità di uomo, la sua voce interiore con cui è in perenne disaccordo e la sua inaspettata galanteria, che emerge pagina dopo pagina.

Ogni singola figura narrata ha il suo perché e la giusta caratterizzazione, ma due mi hanno colpita in particolar modo, oltre ai protagonisti: Lupo di mare e Nasi. Parlaci di loro. Chi sono e come nascono?

Jon “Lupo di Mare” è il comandante della nave che porta Eva e Duke in Africa; è una vecchia conoscenza del duca e fra i due uomini c’è quindi una confidenza profonda che rende Jon la spalla perfetta. Per questo è protagonista di tanti siparietti divertenti che si verificano durante il lungo viaggio dall’Inghilterra alle coste del Namib.

Nasi, la simpaticissima guida boscimana che aiuterà Eva in Africa, ha la stessa valenza. Scalzo e seminudo, è un uomo senza età, con una ricchezza d’animo che deriva da conoscenze ancestrali e da un rapporto con la natura molto simile a quello degli animali.

Grazie a questi due personaggi “spalla”, Eva conosce e scopre cose di Duke che i pregiudizi e l’etichetta con cui lo ha bollato non le permetterebbero altrimenti di vedere.

All’interno dei tuoi romanzi c’è una precisione storica importante e che non infastidisce la narrazione, ma l’arricchisce. È stato difficile attenersi o recuperare le informazioni di questo periodo?

Quando ero solo una lettrice di romance in costume, mi piacevano quelli in cui la ricostruzione storica era fedele e raffinata. Mi sono sempre ripromessa, se mai ne avessi scritto uno io, di ricreare una contestualizzazione ricca ma non pesante, quindi sono molto contenta di questa domanda e dell’apprezzamento che mi avete fatto J.

Reperire le informazioni per questo particolare titolo è stato molto difficile, non tanto per il periodo in sé, ma per il luogo: la storia della Namibia è davvero una grande sconosciuta. Ho dovuto attingere a libri in tedesco, facendomi tradurre alcune pagine, perché le fonti in italiano riportavano troppo poco. Ma rileggendo il tutto, sono soddisfatta e questo è l’importante!

La storia si svolge principalmente in Olanda, come mai questa ambientazione?

Ho scelto di iniziare la vicenda ad Amsterdam per due motivi: il primo è che proprio nella capitale olandese c’è uno degli zoo più antichi d’Europa basato su quegli ideali di conservazione delle specie a me tanto cari; il secondo è che proprio in questo zoo, nel 1883, moriva l’ultimo esemplare di quagga (una specie di zebra). L’estinzione di una specie è una cosa molto triste, soprattutto quando dipende sostanzialmente dall’uomo. Proprio questo fatto mi ha permesso di estrinsecare tutta l’attenzione che la mia protagonista doveva avere per la conservazione perché è proprio questa una delle molle che la porterà a cambiare vita in modo radicale e a fare qualcosa per il Pianeta.

Dal testo si evince l’amore per gli animali, l’Africa e i suoi luoghi incantati. Sono stati fonte di ispirazione o sono subentrati successivamente? Raccontaci qualche aneddoto che ha determinato la tua scelta.

L’Africa è un paese magico di cui è difficile non innamorarsi, almeno per chi adora gli animali come me. Avevo già scritto un romanzo ambientato in Madagascar, Sulle Orme della Passione (Mondadori), ma questo mio nuovo titolo, ispirato a Laurie Marker e al suo Cheetah Conservation Fund, aveva senso solo nel posto in cui questa donna lavora, anche perché la Namibia è una delle poche zone del pianeta dove ancora sono presenti i ghepardi. 

Come mai scegli tra tanti animali proprio i ghepardi? Raccontaci cosa ha colpito il tuo cuore e le motivazioni che ti hanno indotta a parlare di loro.

Che ci crediate o meno, da piccolina sognavo di avere un ghepardo. Questo animale ha sempre esercitato un grande fascino su di me, forse per la sua vulnerabilità e la sua timidezza, che lo rendono così speciale e così simile alla mia persona (perché anche io sono timida e per molti versi mi sento vulnerabile). E poi, è uno dei pochi grandi felini che non attaccano l’uomo, altra cosa che lo rende speciale. Per non parlare del fatto che pur essendo un felino, ha le zampe da cane, senza gli artigli retrattili. Insomma, è una specie unica nel suo genere ed è il corridore più veloce della terra. Infine, il fatto che sia a rischio di estinzione lo rende ancora più speciale. Va protetto e aiutato in tutti i modi e spero un giorno di poter dare il mio contributo in questo senso, anche se non so ancora come.

Ringraziandoti per il tempo che ci hai dedicato e per la bellezza di questa storia, volevo porti un’ultima domanda: c’è qualcosa che vorresti dire ai nostri lettori che non hai avuto modo di esprimere rispondendo alle nostre curiosità?

Grazie a voi per questa intervista! Sì, c’è una cosa importante che vorrei dire a tutti i lettori, soprattutto i miei. Noi autori vi amiamo! Siete la nostra carica e una delle motivazioni che ci spingono sempre a migliorarci! Grazie di leggerci e grazie di leggere me.

Grazie, Mathilde, è stato bello conoscere più affondo il tuo “Cuore di ghepardo”.

BIOGRAFIA

Mathilda Blake scrive romance storici per Mondadori. Ne ha già pubblicati sette, fra cui il duetto L’Irresistibile e L’indimenticabile e Come una Sinfonia, il titolo precedente a Cuore di Ghepardo.

Mathilda cela però una doppia identità di autrice: il suo vero nome è Mathilde Bonetti, con cui firma numerosi romanzi per ragazzi per Mondadori e per Piemme – il Battello a Vapore.

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