Recensione – Le Verità degli Estinti – di Teodoro Iaia a cura di Cristina Rotoloni

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Le verità degli estinti
di Teodoro Iaia
Tra passaggi splendidi e di sublime effetto, come il paragone con la tavolozza di un pittore, si alternano discorsi chiari e scorrevoli. L’autore riesce a creare un filo di suspance e a portare chi legge nell’opera. Induce a scorrere le pagine tutte d’un fiato e quando si rallenta la lettura, convinti che l’opera sia giunta alla sua conclusione, riesce a riconquistare l’attenzione del lettore stuzzicandolo con una svolta a sorpresa e insinuando un esplicito sospetto nella mente di chi legge. Abilmente miscela la forza del potere economico con quella dell’onestà rappresentando la vita nella sua chiave cinica e distruttiva. In un confronto tra generazioni e tra rapporti umani il potere riesce ad influenzare tutto ciò che lo circonda. Affiora la fragilità delle persone di fronte all’amore perverso. La frustrazione di sapere e non poter dimostrare la verità. L’impossibilità di porre un freno agli eventi. Emerge che ciò che non è corruttibile si distrugge. La psiche umana si rivela nella sua brutalità nella continua lotta tra il giusto e l’ingiusto. L’autore non pago dal senso d’angoscia che la vita stessa pone rivela quello che c’è oltre. Mostra che aldilà dell’uomo e della sua cattiveria vivono dei legami indissolubili. Esiste un confine tra i vivi e i morti. Un lembo sottile che, a volte, appare e scompare in una delle due estremità mettendole in contatto e stravolgendole. Rivela che ciò che non possono i vivi lo possono i morti dando una nuova emozione all’animo di chi legge.

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