Una donna con la sua bicicletta (ripresa cinematografica n. 4).

 

Non è successo niente, pensavo osservando quei curiosi che continuavano ad avvicinarsi a quel punto della strada dove la donna in bicicletta era caduta, senza peraltro farsi troppo male. Alcuni l’avevano subito soccorsa, altri erano sopraggiunti velocemente ad osservare i primi, anche se io continuavo a pensare che non ci sarebbe stato affatto bisogno di tutto quel trambusto. Ero rimasto immobile, fin da subito, seduto sopra la panchina a pochi metri, perché quando mi ero accorto dell’accaduto e al momento in cui forse avrei voluto e potuto intervenire, qualcuno l’aveva già fatto prima di me, e attorno a quel ciglio di strada si era formato in un attimo un piccolo assembramento di persone, tanto fitto da darmi quasi fastidio.

La donna in bicicletta mi era passata vicino pedalando lentamente proprio poco prima di cadere: io l’avevo osservata e lei aveva notato me. Tutto adesso avrebbe ripreso la sua normalità in pochi minuti, pensavo, e infatti la donna aveva presto recuperato la sua bicicletta e tutti attorno poco alla volta si erano dileguati lungo quella strada. Forse avrei potuto intervenire, pensavo, fare qualcosa, mostrare la mia buona volontà. Avrei potuto aiutare quella donna a rimettersi in piedi, sorreggerla fin tanto che il piccolo dolore alla gamba le fosse passato; avrei potuto rialzare la sua bicicletta, assentire ai commenti di lei su quella pietra sconnessa che le aveva fatto perdere inequivocabilmente l’equilibrio. Forse avrei potuto offrirmi di accompagnarla nel bar più vicino, per un caffè, o qualcosa di forte per lenire lo spavento. Ma non avevo fatto niente.

Lei mi era transitata vicino, forse una piccola intesa era passata tra di noi, ci eravamo osservati per un attimo, io ero rimasto fermo, senza espressione, avevo soltanto continuato a guardare la sua pedalata lenta, il suo modo di fare particolare. Forse non avevo pensato niente, anzi avevo distolto lo sguardo a un certo punto, proprio per non apparire insistente, come qualcuno che riesce solo ad incuriosirsi degli altri, senza rendersi conto di dimostrarsi soltanto fastidioso. Lei mi aveva notato, questo si, ma non mi sembrava affatto una persona curiosa, un tipo di donna che va in giro ad osservare tutti gli altri.

Era caduta perdendo l’equilibrio in un attimo, ma la sua bicicletta era quasi ferma tanto pedalava lentamente; il marciapiede era ingombro di persone come sempre, ma io me ne stavo sopra la panchina, tranquillamente, senza alcuna idea particolare nella mente. Forse avrei voluto parlare a quella donna, dirle che mi aveva colpito il suo modo di fare, quel girare svogliatamente lungo le strade cittadine. Ma la sua caduta aveva richiamato l’attenzione di tutti quanti, io non avrei potuto mai dirle quello che mi passava nella testa, non sarei neppure stato utile, si sarebbe dimostrato solo un ingombro il mio, un inutile affaccendarsi privo di qualsiasi significato; per questo non avevo fatto niente.

Poi lei aveva ripreso la sua bicicletta, era tornata a salire sopra al sellino, e si era allontanata, forse con una certa timidezza per quanto era accaduto. Non era successo proprio niente, continuavo a pensare tra me; osservavo il traffico della strada restando seduto sopra la panchina, e provavo dispiacere per quel capannello di persone che subito si era formato, come se nessuno avesse altro da fare che non accorrere in massa per una cosa così sciocca, una cosa da niente, senza significato. Restavo lì senza decidermi a nulla, svogliatamente, e ad un tratto vidi la donna con la sua bicicletta che era tornata indietro, si era soffermata a riguardare la pietra sconnessa dove era caduta, poi era venuta verso di me: grazie, aveva detto; poi si era allontanata.

Bruno Magnolfi

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