La Cattedrale più bella

Quando l’uomo arrivò, nessuno se ne accorse.

La Piazza della Cattedrale era deserta: il sole allo zenith aveva cacciato tutti nel rifugio delle stanze in penombra, chi sotto le pale ruotanti di un ventilatore, chi nel più moderno comfort dell’aria condizionata. Soltanto qualche giorno dopo, Ardesia, la vecchia ricamatrice che non ricamava più, ormai, e passava tutto il suo tempo a spiare dalle gelosie, si accorse di quell’uomo che nonostante i 30° all’ombra indossava un impermeabile bianco con il martingala ed entrava nella vecchia Cattedrale per uscirne solo al tramonto. Dove andasse poi, nessuno riuscì a scoprirlo. E siccome Ardesia godeva di una lingua pronta e instancabile, oltre a una buona vista, si diffuse ben presto una curiosità inquieta per quell’uomo che sapeva scomparire e sottrarsi in modo sospetto.

Il primo che alimentò l’inquietudine invece di sopirla fu don Lucio:

“Vi dico che in Chiesa non c’è nessun individuo sospetto”.

“ Quell’uomo entra nella Cattedrale tutte le mattine. Possibile che lei non lo veda?”, lo rimbeccò Ardesia.

“ Suvvia, don Lucio, quel tale non sarà mica invisibile!”, sbottò il postino che era appena arrivato con la sua bicicletta vicino al gruppetto in sosta nella Piazza.

“ Vi ripeto che in Chiesa ci sono sempre le stesse persone che vengono alle funzioni. Ogni tanto capita Giuseppe Articolo, il figlio del fruttivendolo, perché deve restaurare la statua di San Giorgio. Nient’altro”.

“ Signori, perché tante chiacchiere? Entriamo in Chiesa e accertiamocene di persona”, suggerì il Professore che scriveva sulla rivista locale e aveva fama di illuminista, miscredente e forse anche massone.

“ Entri pure, Professore, sarà la volta buona che la vedrò mettere piede dove dovrebbe venire tutte le Domeniche”, lo fulminò don Lucio.

“ Allora andiamo, tutti insieme”, disse la farmacista che era un’accanita lettrice di gialli e di noir nonostante il suo aspetto ingenuo, tutta boccoli e nastrini rosa, non lo facesse sospettare.

Entrarono, dunque, preceduti da Ardesia che zoppicava, è vero, ma che, se motivata da un generoso e altruistico interesse per il suo prossimo, sapeva correre più di chiunque altro.

Il vuoto silente della Cattedrale riuscì a frenare la loro scomposta eccitazione: le navate alte e maestose, la luce che filtrava dai merletti del rosone, il profumo di cera e qualche vestigia di incenso bloccarono il gruppetto. Persino il Professore si sentì in dovere di parlare a bassa voce ma non di soggiacere al disagio che nasceva da qualcosa di incomprensibile:

“ Ebbene, qui non c’è nessuno!” disse, e siccome lui era l’intellettuale di quella combriccola e gli intellettuali hanno sempre avuto il dovere di rischiarare le menti con i lumi della ragione, si sentì in dovere di congetturare: “E se fosse un terrorista?”.

“ Allora denunciamo il fatto ai Carabinieri” disse il postino. “Abbiamo aspettato anche troppo!”

“ Sicuro!” approvò Ardesia soddisfatta dell’allarme che era riuscita a provocare.

“ Anche se in senso stretto non c’è nessun fatto da denunciare?” obiettò il Professore che si era pentito della sua uscita (spesso gli intellettuali rinnegano il proprio pensiero in quanto portatori sani del seme del dubbio!) e che non si sentiva lusingato di fare parte di quella piccola compagnia capitanata di fatto da una vecchia pettegola.

“ In ogni caso”, osservò la farmacista, “ se c’è qualcuno che appare e scompare in maniera inspiegabile, bisognerà per lo meno chiedergli il passaporto!”.

Il maresciallo Trapani li accolse e li ascoltò benevolmente. Alla fine del concitato resoconto del gruppetto, sospirando come se avesse molto da fare, controllare, sanzionare, reprimere, e come se quell’ulteriore indagine lo gravasse di un’enorme responsabilità, (ma lui, in ogni caso, avrebbe fatto il suo dovere, come sempre), disse:

“ Non è difficile accertare la presenza di questo…  come possiamo dire… straniero? Domani mattina ci sarà una squadra all’ingresso della Cattedrale, non preoccupatevi”.

“ Mi raccomando” si preoccupò invece don Lucio, “con discrezione e senza armi!”.“Vuole insegnarmi il mestiere, don Lucio? Vada, vada, andate, andate, vedrete che tutto si risolverà per il meglio”.

“ Non sarebbe più giusto andare davanti alla chiesa stasera, al tramonto, invece che aspettare fino a domani mattina?” chiese Ardesia.“ Ma se avete visto voi stessi che nella Cattedrale non c’è nessuno, chi dovrebbe uscirne? Abbiate fiducia nelle forze dell’ordine, dunque. Vi saluto”.

Quando la piccola comitiva se ne fu andata e si disperse poi, ognuno nella sua direzione, il maresciallo Trapani si passò un fazzoletto sulla fronte sudata e sospirò. Diede una controllatina al registro dei latitanti pericolosi, ma pensò che la vecchia Ardesia non gli aveva descritto l’uomo sospetto; aveva parlato solo di un impermeabile bianco con il martingala. Decise di fare due passi fino al Bar Sport e con un sospiro si sedette al tavolino all’aperto vicino a Niccolò Sparviere che ufficialmente faceva l’albergatore ma di fatto amava oziare in compagnia di un bicchiere di vino e con indosso un paio di occhiali neri che gli permettevano di guardarsi intorno, o per essere esatti, di passare in rassegna, senza compromettersi troppo, le donne giovani e appetitose che gli transitavano davanti.

“ Oh, proprio lei, Sparviere. Ho ricevuto una strana denuncia poco fa. Lei sa niente di un uomo che gira vestito con un impermeabile bianco?”.

“ E lo chiede a me? Lo chieda a qualche manicomio. Uno che gira sotto il nostro sole con un impermeabile!”.

“ Ma lei lo ha visto?”, insistette il maresciallo che conosceva le abituali reticenze di Sparviere, noto evasore fiscale nonché sospetto di essere implicato in faccende poco chiare.

“ Io non ho visto nessun matto con l’impermeabile! Sembra una barzelletta!”

“ C’è qualche turista nel suo albergo?”

“ Turisti? Sono anni che non se ne vedono. Chi vuole che venga qui?”.

“ Già, è parecchio tempo che siamo tagliati fuori dal circuito del turismo. Eppure abbiamo una Cattedrale che è una meraviglia!”.

“ Oh, quella! Sta andando in pezzi”, osservò l’albergatore che pur non possedendo nozioni di Storia dell’Arte conosceva a menadito le regole del marketing e del profitto.

“ E’ vero. Ci vorrebbe qualcuno capace di reperire fondi, ci vorrebbe una città più sensibile alle sue bellezze”, convenne il maresciallo.

“ Macché! Ci vorrebbero un casello autostradale, un night, un Casinò, qualche albergo di dieci piani e meno pastoie burocratiche”, obiettò Niccolò Sparviere.

“ Se lo dice lei…”

Il maresciallo Trapani si alzò faticosamente e per il caldo e per una pronunciata pinguedine in fase di crescita.

“ Comunque mi avverta se vede qualcosa di sospetto”, aggiunse.

“ Non mancherò,” rispose l’albergatore con un sorriso da filibustiere.

La mattina dopo, il maresciallo e due appuntati arrivarono davanti alla Cattedrale nel preciso momento in cui don Lucio apriva i battenti del portale. Ardesia spiava dalla finestra. E aspettava. Ma non successe nulla. L’unico a entrare fu Giuseppe Articolo, studente di restauro, che chiese a don Lucio:

“ Ma cosa succede? Cosa ci fa qui il maresciallo?”

“ Non lo sai? La vecchia Ardesia si è ficcata in capo che qui, tutte le mattine, entra un uomo misterioso con un impermeabile bianco!”

“ Ma chi? Quello che va in giro con un cane giallo e una bambina un po’ strana?”

Don Lucio non perse tempo e chiamò il maresciallo Trapani.

“ Si faccia un po’ dire da Giuseppe quello che ha visto”.

Lo studente, che non capiva bene cosa si volesse da lui, cominciò a disagio:
“ Ma niente… E’ un uomo che cammina fuori città di notte. L’ho visto mentre tornavo dall’Università. Mi sembrava innocuo”.

“ E digli, digli con chi era”, lo incalzò don Lucio.

“ Aveva un cane giallo, ma non al guinzaglio, e teneva per mano una bambina che si divincolava…”.

“ Dio non voglia che l’abbia rapita, la povera creatura!” esclamò don Lucio alzando gli occhi al cielo”.

Il maresciallo Trapani cominciò a preoccuparsi e decise che non c’era tempo da perdere: avrebbe setacciato la zona con i pochi uomini che aveva. Don Lucio e Giuseppe Articolo rientrarono nella Cattedrale. La vecchia Ardesia che aveva osservato la scena senza però udire le parole che si erano scambiati il prete, il maresciallo e lo studente, decise di non abbandonare la sua postazione dietro la finestra. La sua determinazione fu premiata. Al tramonto, vide la sagoma chiara dello sconosciuto uscire dalla Cattedrale. Spalancò le imposte e cominciò a urlare… Il fatto è che dalla gola le uscì solo un suono strozzato che non udì nessuno e la poveretta, nel precipitarsi giù dalle scale per chiamare aiuto, per gridare Allarme, Allarme, cadde rovinosamente e fu portata all’Ospedale d’urgenza.

“ Non sarà che le è successo perché era una testimone oculare?” commentò dubbiosa la farmacista intenditrice di trame gialle.

Il Professore era andato in farmacia perché lo tormentava un fastidioso torcicollo.

“ Allora è bene che anche Giuseppe Articolo si guardi alle spalle. Pare che sia l’unico, con la vecchia Ardesia, ad avere visto quell’individuo”.

“ Ma è vero che cammina di notte con un cane e con una bambina?”, chiese la farmacista sempre più eccitata, tormentandosi un ricciolo.

“ Pare di sì. Un cane giallo!”, rispose il Professore.

“ Oh Dio!” esclamò la farmacista portandosi la mano alla bocca per tapparsela.

“ Cosa c’è?”

“ Ma il cane giallo! Non lo sa? E’ un bellissimo racconto di Simenon? Un cane giallo!”

“ Senta, tra la letteratura popolare e le farneticazioni metropolitane qui ne stiamo uscendo tutti pazzi. Dobbiamo ritornare con i piedi per terra”, rispose il Professore piuttosto seccato di non aver minimamente contribuito allo scioglimento del mistero e di dover ammettere che lui, quel racconto di Simenon non lo aveva mai letto, anzi, non lo aveva mai sentito nominare.

Il mistero durò ancora qualche giorno. Ci fu chi giurava di aver visto l’uomo con l’impermeabile entrare nella Cattedrale, di averlo seguito e di non averne trovato traccia all’interno delle navate. Ci fu anche chi giurava e spergiurava di averlo visto sbucare dalla chiesa, di averlo pedinato ma di non essere riuscito a seguirlo, perché compariva e scompariva, quel maledetto uomo.

Il Professore si chiese perché mai lui non avesse mai visto nulla: era talmente saggio da non cadere preda di allucinazioni collettive o era talmente scettico da rimanere cieco di fronte all’evidenza?

Anche don Lucio, la notte, incapace di prendere sonno, si chiedeva di quali colpe si fosse macchiato per essere privato così crudelmente di una prova dell’esistenza del soprannaturale.

E la farmacista Giosetta pensò che non fosse giusto essere priva di risorse quando in mille altre occasioni aveva risolto gli enigmi che il romanzo di turno le proponeva.

Quando finalmente, dopo una caccia all’uomo durata giorni, aperte le porte della Cattedrale don Lucio si trovò di fronte l’uomo tanto ricercato, non seppe fare altro che invitarlo ad entrare, lui e la bambina che teneva per mano. Il cane giallo si accucciò quieto e rassegnato sui gradini esterni.

“ Oggi è giovedì, vero?”, chiese l’uomo guardandosi intorno.

A don Lucio, che lo imitò, la Cattedrale apparve bella e maestosa come non era stata mai. Il pulviscolo che danzava nei fasci di luce tra una colonna e l’altra, lo splendore della corazza dorata della statua di San Giorgio, i marmi bianchi e neri del pavimento delle navate, tutto, tutto sembrava riportato a nuova vita.

“ Sono passati sei anni proprio oggi. E’ stato qui, un giovedì di sei anni fa”, continuò lo sconosciuto. Poi, vedendo che don Lucio non capiva, aggiunse:

“ Mi sono sposato qui, sei anni fa, in questa cattedrale. Questa è Greta” e accarezzò la testa della bambina che gli stava al fianco.

Don Lucio la guardò: la bambina rimaneva quieta, con lo sguardo fisso, uno sguardo strano, di attesa, lo sguardo di chi vive in una bolla d’aria che lo rende invisibile, e accennò a una carezza.

“ Non la tocchi, non vuole essere toccata” lo fermò l’uomo. Poi aggiunse:
“ E’ malata”.

Nel momento in cui don Lucio stava per chiedere spiegazioni, irruppero in chiesa il maresciallo Trapani e i suoi appuntati, il Professore, la farmacista, lo studente, il postino, l’albergatore e una decina di altre persone che avevano in qualche modo saputo. Don Lucio li fermò con un braccio alzato, poi si rivolse all’uomo.

“ Lei ha portato lo scompiglio in città, se ne rende conto?”

L’uomo guardò il sacerdote e la folla di persone che si ingrossava sempre di più attorno a lui.

“ Per favore, state lontani, Greta non sopporta la vicinanza degli altri. Solo me, solo me e il mio cane”.

“ Probabilmente la bambina è autistica”, sussurrò Giosetta al Professore.

“ Dunque chiedo scusa a tutti”, riprese l’uomo, “ non era mia intenzione arrecare tanto disturbo. Sono sei anni che giro per le Cattedrali con la mia bambina e il mio cane. Dopo di qui, me ne andrò verso altre chiese o monasteri”.

“ Eh no, caro il mio signore. Lei non andrà da nessuna parte. Favorisca i documenti”, intervenne il maresciallo.

L’uomo sorrise, rovesciò le tasche dell’impermeabile e disse:

“ Non ho documenti”.

Don Lucio ebbe paura per lui e intervenne:
“ Ci dica almeno chi è, perché se ne va in giro così… così…”

“ Sei anni fa mi sono sposato in questa Cattedrale. Non so perché mia moglie l’avesse scelta. Nessuno di noi due abitava qui. A me non importava, non feci fatica ad accontentarla. Poi ci trasferimmo all’estero e ovunque andasse mia moglie voleva visitare le Cattedrali che incontrava. Era diventata un’ossessione. A volte stava via giorni interi. Voglio scoprire qual è la più bella, diceva, ma sembrava non decidersi mai. Ogni cattedrale che visitava le sembrava più bella o più maestosa o più suggestiva delle precedenti. Quando nacque Greta, e ci fu detto che la bambina non sarebbe mai guarita dalla sua malattia neurologica… “
“ Ha visto? L’avevo detto io, è autistica!” sussurrò trionfante la farmacista al Professore.

“ Ssst”, fece quello di rimando.

“ … quando ci fu detto che Greta era condannata alla sua solitudine, mia moglie smise di visitare Cattedrali e precipitò nello sconforto”.

“ Mi dispiace”, sussurrò don Lucio.

“ Non è finita. Mia moglie si ammalò. Molto gravemente”.

Il cane giallo che se ne era stato fuori fino a quel momento, entrò in chiesa, prima timidamente, quasi si aspettasse qualche calcio di avvertimento, poi, rassicurato dall’indifferenza di tutti, si avvicinò all’uomo, gli leccò la mano sinistra che pendeva lungo il corpo e, ricevuta una carezza sul pelo arruffato, si sistemò ai suoi piedi.

L’uomo continuò:

“ Quando nessun medico ci diede più speranze, lei mi fece promettere… Giura, giura, piangeva, sarà un modo per tenermi in vita… e io giurai… che avrei cercato per lei la Cattedrale più bella”.

Nel silenzio che seguì, tutti avrebbero voluto tempestarlo di domande, ma per fortuna don Lucio li prevenne:

“ E l’ha trovata?”

“ Non ancora”

“ E quando l’avrà trovata?”

“ La distruggerò!”

Tutti ammutolirono. Il maresciallo si avvicinò. Aveva sentito abbastanza. Fu allora che il Professore intervenne:

“ Un momento. Questo che lei ci ha raccontato non spiega un bel nulla!”

“ Già”, fece la farmacista, “ perché il suo cane è giallo?”.

“ Ma no, non è questo il punto, su, non dica sciocchezze” la rimproverò il Professore e si rivolse di nuovo all’uomo:

“ Possiamo capire tutto, caro signore, perfino il colore improbabile del suo cane, possiamo capire la gravità delle sciagure che si sono abbattute su di lei…”

“ Ma distruggere una Cattedrale!!”, sbottò don Lucio.

“ Possiamo capire anche questo, don Lucio”, riprese pazientemente il Professore anche se non sopportava le interruzioni, “ il signore è stato privato della moglie e quel Dio che lo ha colpito così duramente va ricambiato con una eguale distruzione. E cosa colpire se non il più bel monumento edificato a sua gloria, come direbbe lei?”

“ Ma, ma, ma… è mostruoso!” riuscì a balbettare il sacerdote.

“ Non solo mostruoso, è un reato, e pertanto… “ intervenne il maresciallo Trapani senza poter portare a esecuzione il suo intento.

“ Ma non capite?”, il Professore alzò la voce incredulo davanti a tanta insipienza. “ Quest’uomo ci deve spiegare come ha fatto ad apparire e scomparire impunemente, in un modo così contrario alle leggi della natura e del buon senso!”

In quel momento il cane giallo si alzò e sollevò il muso verso il suo padrone. L’uomo prese la mano della bambina.

“ Non so spiegarmelo, signori”.

“ Eh, no, così è troppo comodo”, protestò la farmacista.

L’uomo si coprì la faccia con le mani. In quel momento la luce che era penetrata dal rosone e dalle finestre delle navate si affievolì, un vento di burrasca si infilò nelle navate dai battenti spalancati del portale, scompigliò chiome, sventagliò vestiti, rovesciò candele e paramenti, fece oscillare la statua di San Giorgio, e le tele, le pale, gli arazzi, le tavole dipinte si animarono all’improvviso. Fu tremendo per tutti, persino per l’albergatore cinico: davanti ai loro occhi si materializzarono immagini angoscianti di bambini scheletriti, di soldati sventrati, di animali seviziati, fiumi in piena che travolgevano villaggi, scosse di terremoto che squassavano la terra, colate di lava che ingoiavano case, alberi, uomini e animali, donne morenti per mancanza d’acqua… Durò poco, pochissimo, ma fu talmente spaventoso che quando tutto cessò nessuno seppe dire dove fossero finiti quell’uomo vestito di un impermeabile bianco, quella bambina con lo sguardo altrove e quel cane giallo. Scomparsi.

“ Ma allora… “, balbettò lo studente.

Stettero zitti, tutti, a lungo.

Poi ognuno tornò a casa sua.

Il Professore, per un bel pezzo, non riuscì a scrivere nulla che gli sembrasse degno di essere

pubblicato. La farmacista smise di leggere gialli e si dedicò più coscienziosamente al controllo e

alla registrazione delle ricette. Giuseppe Articolo, lo studente, abbandonò l’opera di restauro che

aveva intrapreso sulla statua di San Giorgio. Il postino consegnò, oltre alle lettere, anche gli

opuscoli pubblicitari che aveva sempre gettato nei rifiuti, ma Niccolò Sparviere continuò a bere

vino e a guardarsi intorno dietro un paio di occhiali da sole.

Nessuno di loro, però, seppe spiegare ad Ardesia, con parole semplici, che tutto era successo perché succedeva sempre, che la sofferenza e il male entrano ed escono dalla nostra vita senza che ce ne rendiamo conto, che i malati, gli affamati, i maltrattati sono per lo più invisibili. Solo di tanto in tanto li vediamo, perfino una vecchia bisbetica come Ardesia, se voleva, se ci si metteva con buona volontà, poteva vedere, ma questo capitava raramente. Nessuno riuscì a spiegarlo ad Ardesia, nemmeno don Lucio che, sotto sotto, era sollevato per il fatto che la sua Cattedrale non fosse la più bella.

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