10 buoni motivi per essere cattolici a cura di Valter Binaghi e Giulio Mozzi (Laurana)

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«Viviamo in un continuo cicaleccio, in un rumore di fondo fatto di stupidaggini. Qualcuno cerca di ingannarci, di farci credere che non siamo cristiani. Perché? Perché un cristiano non ha paura. E questo mondo è dominato dalla paura. L’Apocalisse è diventata la cifra del futuro. Ma apocalisse, in greco, vuol dire rivelazione». (Tullio Avoledo, dalla prefazione)

 

Nell’Italia dei nostri giorni che cosa sia il cattolicesimo nessuno lo sa davvero. Certo, si conosce la storia di Gesù per come ci è stata raccontata da bambini e per come viene ricordata ogni tanto dalla televisione. Certo, si trovano numerose chiese in tutte le nostre città. Certo, a Natale e a Pasqua si sta a casa dal lavoro, si festeggia e magari si va pure a messa. In più capita che il Papa o qualche rappresentante delle gerarchie si esprima pubblicamente e di volta in volta noi o rigettiamo o reputiamo importante quel che è stato detto. Ma che cosa sia il cristianesimo, e cosa ci sia scritto dentro quello spesso librone che è la Bibbia, ci sfugge. Ecco allora che arriva un libro dal titolo provocatorio ma dai contenuti serissimi: “10 BUONI MOTIVI PER ESSERE CATTOLICI”, scritto da Valter Binaghi e Giulio Mozzi, prefazione di Tullio Avoledo. Un libro che ci racconta una grande storia d’amore, quella tra un Creatore e le sue creature. Storia d’amore che ha, come tutte le storie d’amore, i suoi momenti felici e le sue cadute. E storia in cui l’Amante sa essere spietato nelle sue punizioni a tal punto da mandare il Diluvio Universale, ma anche così appassionato da volersi fare carne e provare il grande mistero dell’uomo: la morte. In Italia, non c’è religione che sia più sconosciuta del cattolicesimo. Il dibattito pubblico si sfoga a commentare le prese di posizione della gerarchia pro o contro le politiche del governo, o a rivangare interminabili discussioni attorno alla morale sessuale. Ma il cattolicesimo è tutt’altra cosa: è, prima di tutto, una storia d’amore, difficile e contrastata come tutte le storie d’amore, tra un Creatore e le sue creature. È la storia di un’attesa della fine. È la storia di un Dio che contempla con meraviglia gli uomini e decide di sperimentare Egli stesso il loro grande mistero: la vita nella carne e la morte. Ci volevano due scrittori per arrischiarsi nel tentativo di raccontare l’immaginario cattolico inteso come un contenitore pieno di storie che hanno a che fare con noi tutti. Cattolici essi stessi, non hanno voluto scrivere un ennesimo catechismo conformistico o alternativo. Non hanno voluto né compiacere la gerarchia né dispiacere a essa. Hanno voluto piuttosto mostrare come l’essere cristiani cattolici sia oggi, in Italia, la più radicale diversità sperimentabile.

Valter Binaghi è nato nel 1957. Insegna storia e filosofia in un liceo della provincia di Milano, dove vive con moglie e due figli. Tra i suoi romanzi: Robinia Blues (Dario Flaccovio, 2004), La porta degli Innocenti (Dario Flaccovio, 2005), I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti cronista padano (Sironi, 2007), Devoti a Babele (Perdisa Pop, 2008) e I custodi del talismano (SottoVoce, 2010).

Giulio Mozzi è nato nel 1960. Ha pubblicato sei raccolte di racconti, di cui una, Il male naturale, è stata riproposta da Laurana Editore a gennaio 2011 con successo di pubblico e di critica. Con Clementina Sandra Ammendola ha curato l’inchiesta Abitare. Un viaggio nelle case degli altri (Terre di mezzo, 2010). Del 2009 è il pamphlet Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa). 


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