Vedere – di Mattia Zadra

Ci sono giovani ragazzi che scrivono e scrivono bene. È il caso per esempio di Mattia Zadra che con Vedere (Cicorivolta, 2010) ci regala un godibilissimo, anche se ancora acerbo, debutto letterario.
Il ritmo veloce e scanzonato ci introduce in un mondo di “persone” e di “sguardi”, di parole dette e non dette, di ammirazioni e disprezzi, di sogni volontari e involontari.
Quel “vedere” posto all’infinito è in realtà un imperativo da cui non si può scappare: l’autore prima ci prende per mano e poi ci strattona obbligando il lettore a spalancare gli occhi, “osservare” prima ancora di “capire”.
C’è un’aria che è poco italiana, insaporita da riferimenti voluti o involuti al cinema (americano?), a certa letteratura a cavallo tra gli anni novanta e gli anni zero, a suoni che riportano ad un senso al tempo stesso di angoscia e di gioco.
Il gioco, appunto. L’aspetto ludico che è qui è “divertimento” e “imitazione” trasporta con sé tutti gli elementi che compongono il romanzo: i tratti cupi, la solitudine, la psicopatia da un lato; il bisogno di solarità e disimpegno (con un retrogusto sempre volutamente amaro) dall’altro.

Zadra si ispira a Palahniuk ma più come obiettivo da raggiungere che come “totem” da perseguire. Ma se c’è un gioco di specchi bisogna accettarlo in quanto nessuno come lo scrittore americano ha capito il nostro tempo (non tanto con l’acclamato – e bellissimo – Fight Club quanto con opere come Soffocare). In un’epoca senza “maestri”, Zadra assurge proprio lui a questo ruolo ed è un atto che va oltre alla banale “investitura”. Lo sguardo che ci impone Zadra è proprio sul nostro tempo, un tentativo abbozzato, ma tutto sommato riuscito, di affermare la propria esistenza all’interno di una società che non ha tempo né di capire né tantomeno di “vedere”. Per questo e per moltissimi altri meriti bisogna fare i complimenti a questo giovane scrittore che ha avuto il coraggio di provarci. Se riuscirà poi ad affinare l’impeto della scrittura e le soluzioni linguistiche ( e mettendoci un maggiore impegno di revisione) potremo leggere in futuro, ne sono sicuro, opere di sicuro valore. Io glielo auguro.

 

Recensione di Matteo Chiavarone

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