Un’altra dimensione – con due finali

Si erano ritrovati dopo molti anni. Una breve estate da giovanissimi era quello che li legava.  Non erano neanche stati insieme: imbranato il ragazzo che non si era mai apertamente dichiarato, imbranata la fanciulla che per la prima volta, se pur già ventenne, si accorgeva di attirare l’attenzione di qualcuno e non sapeva come comportarsi. Una piccola foto Polaroid di allora li ritraeva sorridenti e accostati: lei completamente appoggiata al suo fianco e lui che le adagiava il braccio sulle spalle senza cingerla. Era rimasta incredibilmente viva e lucida nei colori, non era ingiallita, aveva quindi resistito ai trent’anni trascorsi.      La solita immancabile rimpatriata della vecchia compagnia del mare, tanto per contare i superstiti, disse qualcuno, fu l’inizio per futuri contatti. Non abitando nella stessa città, quale mezzo migliore, se non facebook?                                                               I primi ciao come stai, molto guardinghi, si trasformarono ben presto, ricordando la cena dell’incontro, in: ma come abbiamo fatto bene a rivederci, sono ritornata giovane per una sera, sei sempre il fresco ragazzo di allora…e tu sei sempre più bella.        Altri uomini avevano espresso lo stesso complimento, ma quello, forse anche perchè accompagnato dal disegnino di un cuore rosso, rimase più impresso nei suoi pensieri. Sera dopo sera quegli incontri le diventarono quasi irrinunciabili. Si era come aperta una nuova dimensione: le galanterie si facevano sempre più frequenti, la scoperta per lei della lounge music, melodia molto avvolgente, le dediche di canzoni, fra le quali primeggiava “Ancora Tu” di Battisti, accompagnate da file di cuori, da chiudi gli occhi..spegni la luce, e lei che ricambiava con altrettanto entusiasmo, la sdradicarono finalmente da serate amorfe, appiattite da incombenze casalinghe, da ore passate in cucina in solitudine a vedere la tele. Fu costretta a guardare indietro nel tempo e si accorse che erano passati ventisei anni di vita familiare, realizzò che aveva cresciuto due pargoli, dai quali non è che avesse ricevuto così tanto amor filiale, e che particolarmente negli ultimi anni, il marito non si era dimostrato appassionato e che mai mai mai era stato premuroso nel festeggiare i suoi compleanni: mai organizzato ad esempio una cena, anche con amici, e molto spesso, proprio perchè lo doveva fare, il regalino veniva consegnato dopo vari giorni dalla data.  Per cui fu facile la mattina del suo compleanno, quando trovò un messaggio di auguri sulla bacheca di fb, fare dei paragoni; quella piccola ma penetrante attenzione le tolse la certezza di non farsi coinvolgere troppo.   Ben presto arrivarono le prime richieste di incontro: “Dobbiamo proprio rivederci da soli” e quel da soli ripetuto più volte; e lei che faceva la ritrosa: “Che parola impegnativa da soli!”. Poi vennero le telefonate fatte di nascosto, perchè aveva ormai solo amici “schedati” e comuni al marito e un estraneo sbucato fuori da un tempo lontano e dal misterioso internet non era certo ben visto. Il consorte aveva avuto un vago sospetto, tipo Fantozzi quando trova il pane ovunque, ma quando si avvicinava per vedere cosa  stesse facendo, compariva velocemente sullo schermo del pc la pagina di un gioco…                                                                              Ormai viveva sempre trasognata. Si scopriva sorridente mentre girava il sugo o tritava le cipolle; si incantava mentre stirava perchè pensava a quando lo avrebbe rivisto e cosa avrebbero fatto e stava lì, ferma con il ferro in mano per lunghi secondi. Si innervosiva se qualcuno la disturbava in quei momenti, anche perchè, come da sempre, da parte dei suoi familiari era solo un chiedere,chiedere,chiedere.                                                                                                                                                              Acconsentì quindi di incontrarlo, probabilmente per il solo fatto che si era posta questa semplice domanda: “Quando  mi ricapiterà di interessare così tanto ad un uomo?” . Così,  mentre il marito sprofondava sempre più nel divano, la donna rifioriva. Più curata, dimagrita, di nuovo tacchi alti: aveva fissato l’ incontro in una località marina con la solita enorme bugia di andare a trovare un’amica.

 

l fatidico giorno  è arrivato. L’estate si annuncia con tutto il suo splendore. Aprendo la finestra una mattinata luminosa entra nella sua stanza. Un semplice copricostume le  basta per la giornata in spiaggia: i capelli  lucidi,le labbra morbide, niente trucco: e’ bella così, si sente bella così.  La sta aspettando già in costume, abbronzato, qualche tatuaggio sul corpo liscio; e quelle mani e quelle braccia promettono caldi abbracci.                                          Sorrisi,chiacchiere,sfiorarsi,bagno,sole,caldo…via…via…è già sera.                                                                                                  Eccoli affacciati da una finestra sul mondo. Vedono dall’alto della collina un tramonto sgombro da nubi. Sono avvolti da una luce arancione che trasforma i loro lineamenti. O forse è prorpio così: il desiderio reciproco si manifesta e si amplifica complice quell’aria dolce che costringe a chiudere gli  occhi e a respirarla profondamente. Le sfiora le braccia..le passa dietro..che pelle morbida le sussurra all’orecchio… le mani sono già passate sui fianchi e mentre scivolano sulla sua pancia la fa appoggiare a sè.  Attraverso il vestito la leggera carezza arriva come una lama infuocata e  ora sente la voglia di lui concretizzarsi prepotentemente. Il tempo e il luogo si trasformano in una dimensione senza fine, ogni movimento è rallentato. Le carezze ardenti, i respiri caldi, le lingue vogliose sono ancora poco… Il sedile dell’auto diventa un comodo letto. Non c’è bisogno di spogliarsi: le scosta appena le mutandine e finalmente accade quello che aspettava da sempre. Un poderoso uomo che sa fare l’amore lentamente, i cui baci sono fiumi di lava infuocata.

PRIMO FINALE

Si svegliò tutta sudata. Era stato così intenso il sogno che aveva la sensazione di averlo ancora dentro, tanto che le venne da stringere le cosce come un  ultimo abbraccio appassionato.

Sentì il respiro leggero e  tranquillo del marito e in quel momento crollò tutta la sua determinazione.  Le venne in mente che tante altre volte si era chiesta se sarebbe mai stata in grado di tradirlo. La risposta era sempre stata negativa, si sentiva male solo all’idea, percepiva quasi il dolore che lui avrebbe provato nel caso fosse successo, perchè se ne sarebbe comunque accorto. Ma se n’era già accorto!  Ora se ne rendeva conto!  Aveva notato il suo cambiamento: da pochi giorni aveva ricominciato a farle qualche complimento, ogni volta che usciva le chiedeva dove andasse, cosa che in tanti anni non si era mai posto il problema, le aveva proposto addirittura un fine settimana alle terme!                                                                                        Una  pena, un dolore intenso la colpì, come se l’amante fosse stato lì presente ad incassare  il suo non posso, il suo non sono libera, non sarò mai libera.  E  lei urlava  mentalmente: no, non voglio perderti, ma già l’alba che penetrava dalle fessure delle tapparelle cominciava a delineare il perimetro della stanza, facendola rientrare nella dimensione della sua reale esistenza.

SECONDO FINALE

Si svegliò tutta sudata. Ma era il giorno fatidico!                                                                                                                                  Partì per la sua destinazione pronta mentalmente, pronta a riacquistare un potere fisico su un uomo.

Verso le 11 del mattino cominciò a controllare il cellulare; alle 11,30 si mandava da sola dei messaggi per vedere se li riceveva, alle 12 si fece richiamare da un’amica: il telefonino funzionava perfettamente. Arrivò anche il primo pomeriggio. Con tutto il sole che aveva preso le girava la testa; non aveva neanche mangiato per tenere la pancia sgonfia. Ormai cominciava a chiedersi se si erano intesi bene: gli aveva mandato un messaggio con  il cell ed era sicura di essere stata molto chiara sul giorno e il luogo e lui aveva risposto sì sì ci vediamo…con i puntini. Improvvisamente i punti di sospensione assunsero un diverso significato quasi di sì sì aspetta e spera. Non aveva il coraggio di chiamarlo perchè non voleva fare la figura da oca, e quindi passò anche il resto del pomeriggio tra dubbi e ansie. Forse arriva per cena, si disse, e si preparò per bene. Il sole al tramonto propose lo spettacolo al quale aveva assistito in sogno, ma si costrinse a ignorarlo, preferì stendersi sulla sdraio in balcone.  Appoggiò il telefonino in grembo e stava per appisolarsi, quando squillò: sobbalzando le scivolò via e fece appena in tempo a leggere che la chiamata veniva da casa mentre le cascava giù in strada.

Rimase vari secondi a fissare dall’alto quel disastro. E poi le venne da ridere. Si disse che si era comportata come una tardona, che si era attaccata come una cozza allo scoglio solo per aver ricevuto qualche complimento e che le sembrava di essere stata assente dalla sua vita reale degli anni, non solo pochi giorni.

Raccattò il telefonino, che ebbe ancora la forza di funzionare: “Ciao,caro, torno stasera, così domani sono già a casa”.

Il sole illuminò di arancione il cielo e tutto riacquistò la dimensione di sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Check Also

Ti immagino

TI IMMAGINO Un racconto di Marco Mazzanti Poche ore, ancora, e sarai qui. È stato …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.