Tu sei mia! Soltanto mia !

Nota dell’autrice: racconto last minute, di pancia, ispirato alla giornata, e dedicato a tutte noi fanciulle.

Perdonate se risulta improbabile, ma l’ ho scritto di getto. 

 

 

 

 "Tu sei mia! Soltanto mia".

Emma lesse, terrorizzata, il messaggio, e sentì il cuore perdere colpi.

Era tornato.

Gustavo era tornato.

L’ultima volta che lo aveva visto, l’uomo era in fondo alle scale, in pezzi, privo di sensi dopo aver sceso la rampa in posizione orizzontale, rotolando fino in fondo, spinto con forza da lei in seguito ad un rifiuto categorico da parte sua di proseguire la relazione instaurata con lui qualche tempo prima.

Il volo per le scale aveva lasciato segni pesanti: costole, vertebre rotte e un bel trauma cranico che aveva immobilizzato l’uomo all’ospedale per svariate settimane, in stato comatoso.

Ma evidentemente non era bastato.

"Non fare la stronza! – fu il testo di un secondo messaggio che arrivò pochi secondi dopo – So che vuoi rispondermi, ma non lo fai per non darmi soddisfazione. Però tu mi ami. Io ti amo, Emma. Non mi fermerai. Nessuno mi fermerà. Tu sei mia. Soltanto mia!".

Spaventata, sconvolta, disperata, Emma scagliò il cellulare contro la parete di fronte a lei nella camera da letto. Si stava preparando per uscire e recarsi al lavoro, ma quei messaggi la paralizzarono, levandole temporaneamente la forza di fare qualunque altro gesto a parte il lancio del telefono.

 

 

 

Tutto era iniziato un anno prima con un incontro in un bar per un caffè dopo pranzo, in pausa lavoro. Gustavo si era presentato con tutte le carte in regola per far colpo: sulla trentina, alto, fisico apparentemente costruito con lo sport; capelli castano scuro, occhi fra il verde e l’azzurro dallo sguardo intelligente e penetrante.

Molto penetrante.

Insomma: un tipo di quelli che non possono proprio passare inosservati e, soprattutto, non possono essere dimenticati per la galanteria genuina esibita, stile vecchi gloriosi tempi ormai in disuso, ma che sapeva far breccia nel cuore di una donna.  

Anche Emma era bella: alta, lunghi capelli scuri e grandi, dolci occhi color cioccolato, con riflessi ambrati.

 Si erano piaciuti,  avevano provato ad instaurare un rapporto vero, non filtrato da Internet, ed era andata bene per circa tre mesi. Poi Emma aveva rincontrato un compagno di scuola e l’aveva salutato calorosamente dopo dieci anni di lontananza. Nascosto nei paraggi, Gustavo li aveva visti ed era scattata la molla insana. Erano cominciate le scenate di gelosia e innumerevoli volte, inutilmente, lei aveva tentato di spiegargli, prima con calma e dolcezza, poi con maggior vigore, che quel ragazzo era solo un amico e non sarebbe mai stato altro dal momento che era sposato.

"Il matrimonio non è più un ostacolo all’amore! – aveva replicato Gustavo – Io l’ ho visto, sai? L’ ho capito che voi vi amate! Si vedeva bene!".

"Un abbraccio? – aveva ribattuto lei, alterata – Un abbraccio per te è un colpo di fulmine? Chi ti ha messo in testa queste idee del cavolo? Da dove vieni? Dove sei vissuto? Nessuno ti ha detto che ci si può abbracciare anche fra amici?".

"Fra un uomo e una donna non può mai esserci amicizia! –  aveva sentenziato salomonicamente Gustavo, contenendo a stento la rabbia – Specie se è bella come te! Tu sei mia, Emma! Soltanto mia. Nessun altro uomo al mondo ti avrà. Vedi di ficcartelo bene in testa una volta per tutte!".

Emma aveva fissato il giovane, impaurita e delusa. Di colpo la prestanza fisica di Gustavo era scomparsa dietro alla trama fitta e ruvida di un sacco di grettezza dal quale sembrava essere uscito.

E da quel momento la situazione era precipitata.

Qualsiasi cosa lei facesse, in qualunque luogo andasse, sembrava che Gustavo venisse a saperlo ma, dopo un primo periodo di smarrimento, Emma era riuscita a reagire ed era corsa ai ripari, anche dietro consiglio di amici, cambiando numero telefonico, gestore, togliendo il suo nominativo dall’elenco telefonico delle Pagine Bianche e sporgendo denuncia presso la sezione dedicata delle Forze dell’Ordine.

Aveva funzionato.

Per un pò, Gustavo sembrava essere scomparso dalla sua vita e lei aveva potuto riprendere fiato e vecchie abitudini, ma un brutto giorno, uscendo dalla porta del suo piccolo appartamento per andare a lavorare, stravolto, trasfigurato dall’ira, se l’era trovato davanti, armato di coltello.

"Voglio essere sicuro che tu sarai mia, soltanto mia!" aveva urlato, e lei, con l’impressione di essersi sdoppiata, aveva trovato forza e coraggio di buttarlo giù dalla rampa di scale che separava il pianerottolo in cui c’era il suo appartamento e l’ingresso del palazzo.

Fortunatamente, quella mattina gli altri inquilini erano già usciti e nessuno si era affacciato per vedere cosa fosse accaduto. Emma aveva sceso le scale e, vedendo un rivolo piuttosto spesso di sangue colare dall’angolo della bocca dell’uomo, aveva temuto di averlo ucciso. Sembrava davvero che non respirasse più.

Era rimasta cristallizzata dal panico per una manciata di secondi ma poi, rammentando ciò che una collega le aveva suggerito di fare in eventuali simili circostanze, era tornata in casa, aveva preso la borsa ed era andata in cerca di una cabina telefonica pubblica da dove segnalare l’incidente per non farsi rintracciare.

Il giorno dopo aveva appreso che Gustavo era stato ricoverato all’ospedale, con prognosi molto riservata, e ne avrebbe avuto per lungo tempo.

Emma aveva ricominciato a vivere, intessendo anche una tenera, romantica, normale relazione con un collega di scuola.

 

 

 

 

E invece Gustavo era di nuovo in circolazione.

Come aveva fatto a ritrovarla?

Quasi si fosse stabilita un involontario collegamento telepatico, il cellulare di Emma trillò.

"La tecnologia fa miracoli, amore. – disse la voce, diabolicamente flautata – Si può trovare, e ritrovare, chiunque, dovunque sia, anche quando ha cambiato perfino i connotati di identità. Credevi sul serio di esserti sbarazzato di me per sempre? Anzi! Diciamo che grazie a te, ho avuto il tempo necessario per organizzarmi meglio e acquisire le giuste nozioni per non perderti più di vista… – Emma smanettò col cellulare per vedere se il numero del chiamante fosse visibile – Ah ah ah! – cinguettò maligna la voce all’altro capo del telefono – So come si può rendere il numero invisibile. Non mi rintraccerai ma io ho rintracciato te. Sono qui!".

Emma si girò in direzione della finestra.

Gustavo era lì, oltre il vetro, in piedi sul balconcino. Ruppe il vetro e irruppe nella stanza, con la mano destra armata di coltello.

"Tu sei mia, Emma ! – ringhiò con voce arrochita, il tono stranamente abbassato di molte ottave rispetto a quello che aveva usato al telefono – soltanto mia! O mia, o morta!".

Tutto il resto avvenne nel giro di pochi secondi.

Emma si prese il tempo di osservare il giovane pazzo mentre si avvicinava a lei, pronto a colpire.

Il suo bel viso, sfigurato dalla follia, era segnato da cicatrici un pò ovunque, e il suo corpo avanzava lento e sciancato a destra, claudicando vistosamente. Emma non aveva armi appropriate, ma una delle chiavi che apriva la serratura di sicurezza della porta era abbastanza lunga da sostituire un pugnale, e quando Gustavo fu sopra di lei, appena prima di abbassare il coltello, sempre con la sensazione estraniante di non essere più se stessa, Emma affondò senza remore la chiave nell’addome dell’uomo, e premette affinché entrasse per intero nel suo corpo.

Gustavo rimase immobile, sospeso per la sorpresa, gli occhi chiari sgranati che fissavano lei, increduli; quindi, si portò la mano al ventre ferito e sanguinante, cadendo pian piano in ginocchio sul pavimento come in una scena cinematografica al rallentatore.

"Mi dispiace Gustavo. – si sentì la forza di dire Emma mentre lo guardava morire  – Ma non sapevo come farti capire che non mi interessi più, e non perché ami un altro uomo!".

 

F I N E

 

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