Ti immagino

TI IMMAGINO

Un racconto di Marco Mazzanti



Poche ore, ancora, e sarai qui. È stato un lungo mese di attesa. Passeggiate tra i viali alberati di un parco; gelati solitari, i soliti gusti; serate malconce, di surrogati e seghe mentali; la radiolina sbilenca che ballava il tip-tap sulla lavatrice. Sì, è stato davvero un lungo mese di attesa. Pareva non dovesse finire mai. Ma ancora poche ore, e sarai qui. Mentre io…



Ti immagino seduto accanto all’oblò, guardi pensieroso il mare sotto di te, nei tuoi occhi striature di nuvole, riflessi di onde calme, spume, delfini.

Distrutto dal viaggio, sei come di cenere; trascini le valigie, pesanti come i continenti di un mondo da salvare; il tassista ti aiuta a caricarle nel bagagliaio.

Ti immagino accoccolarti sul sedile posteriore, abbassi le palpebre mentre la vettura corre sul rettilineo d’asfalto, imbocca la tangenziale; strade che spezzano quartieri, il sole che si scioglie nei nostri tramonti urbani, fra i palazzi una ruota panoramica che gira, ma tu non fai caso a questo spettacolo, sei altrove, con la mente. Sonnecchi, ti risvegli all’arrivo, alle cifre del tassametro che indicano la tariffa.

Ti immagino rientrare in casa: giri le chiavi come fosse un secolo che manchi, non ti sembra vero; l’aria delle tue stanze è immota, congelata agli attimi che avevano preceduto la tua partenza; polvere e un vago sentore di deodorante, nell’acquaio un bicchiere opaco di calcare.

Una doccia calda è quello che ci vuole, e io ti immagino mentre ti spogli, getti i vestiti intrisi di stanchezza in un angolo ombroso del bagno; un piede, quindi l’altro, nel metro quadrato della cabina che si riempie subito di vapore. Col dito, disegni e dissolvi ghirigori sul vetro appannato; il getto d’acqua calda è quasi doloroso, sulla pelle. Allevierei ogni tua sofferenza. Farei la doccia con te.

Ti immagino fra le mie braccia, i corpi scivolosi, la vista offuscata, come in un sogno incerto, avvolti poi negli accappatoi ruvidi e poco dopo nelle coperte.

Ti immagino che dormi, nella sera gravida di luci metropolitane, nella tua stanza blu.



Il tuo ritorno. La mia attesa. Poche ore, ancora, e sarai qui. Mentre io non faccio che immaginare – immaginare momenti che non mi racconterai mai, che non vivremo mai, poiché anche io, per motivi diversi dai tuoi, ho deciso nel frattempo di partire, partire per non tornare più.

Marco Mazzanti

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