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Recensione - C'è da giurare che siamo veri... - di Vincenzo Calò

Un lavoro intriso di riflessioni, di un approccio filosofico alla Vita, di una costante ricerca di una verità nascosta nel mondo odierno. Un’analisi approfondita, traghettata dalla voglia di sapere, di scoprire e dalla necessità di una riscoperta dei valori, quelli che saziano l’Anima, che ne elevano lo Spirito ingoiato da questa società (Le verità non risolvono più i dubbi / E l’attualità si succhia il divino dallo Spirito).
Chiamare silloge questa opera è forse inappropriato. La forma nella quale sono racchiuse le riflessioni di Vincenzo Calò è più vicina ad una prosa libera e scorrevole, incisiva e toccante anche per l’utilizzo del presente che ne aumenta l’impatto emotivo. I versi sono sempre introdotti da una considerazione, da un pensiero investigato dall’autore che lascia spazio ad una propria, personale, riflessione . (Odora di silenzio questa società che non accoglie accordi seri ma sottolinea i suoi aspetti negativi per leggersi nella tradizionalità, come un atto pubblico ostile per quelli che si occupano della difesa della propria persona.)
Tutto il lavoro è improntato su di un lessico moderno, attuale, che ben si sposa con le argomentazioni, un linguaggio che può arrivare anche ad un pubblico giovane che ne carpisce le sfumature.
Calò analizza con occhio indagatore le brutture del tempo in cui cresce, le distorsioni degli uomini che hanno perso la visione della realtà, e soprattutto della verità (Brindiamo con i forse / Ci scambiamo un viso pallido /Per strizzare l’occhio / a degli animali che si divertono / Nella guida della loro imperfezione). Si addentra nei meandri dei pensieri altrui, e cerca disperatamente di dimostrare dov’è l’errore, dov’è il punto focale di una perdita di identità. Più volte accenna alla difficoltà dell’essere ‘persone’ in questa società attuale. E non mancano i riferimenti a meccanismi e tecnologie moderne, quali le fiction, i social network, di cui denuncia i lati negativi (Nei social network, in qualche fiction / Nuove tecnologie propongono il tuo essere / Come un futuro pieno di novità.).
Un libro cosparso di frammenti d’Anima, di cuore pulsante e vivo, un lavoro senza un inizio ed una fine, una proiezione tridimensionale di ciò che viene visto e reinterpretato continuamente dall’autore. Un po’ come la vita reale, una continua evoluzione, tra ritorni al passato e corse verso il futuro. Un libro che con estrema sincerità apre gli occhi sulle problematiche sociali, senza mai, però, far intendere che non vi siano speranze. Tutt’altro. Le intenzioni dell’autore sembra siano quelle di voler mostrare per sperare e per raggiungere come obiettivo finale il Cambiamento.
Recensione a cura di Emanuela Arlotta.Scopri il nostro esclusivo servizio di recensioni clicca quì
Dettagli del libro
Titolo: C'è da giurare che siamo veri...
Autore: Vincenzo Calò
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Data di Pubblicazione: Ottobre 2011
ISBN: 8856750759
ISBN-13: 9788856750751
Pagine: 58
Formato: brossura
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Vincenzo Calò è un uomo diplomatico e paziente, responsabile e pratico. Tenace, ha una grandissima capacità di concentrazione. Non si piange mai addosso e non si smarrisce mai in sterili ambagi. I suoi sentimenti sono sinceri e profondi, ma gli rimane un po' difficile estrinsecare, direttamente, tenerezza e calore e lo fa, magistralmente e con grande pathos, con la poesia. Vincenzo Calò è un aulico esponente dell'universo centripetante e trascendente della poesia, un indefesso scalatore del Monte Parnaso. "C'è da giurare che siamo veri...", le liriche contenute in questo volume non sono mai banali, bensì pragmaticamente relate all'esistenza come realtà vissuta, al punto da catalizzare la speculazione ed il totale coinvolgimento emotivo di chi inizia a leggerle. L'ars scribendi di Vincenzo, sempre stilisticamente attuale, in simbiosi con la sua dialettica poetica, incide profondamente la sensibilità del lettore, invitandolo ad elucubrazioni etico-didascaliche, preterendo, nondimeno, qualsiasi coercizione catechetica. La poetica di Vincenzo si aderge a speculazioni ermeneutico-ontologiche, speculazioni assimilabili e plasmabili giusta il pensiero soggettivo del singolo lettore. Il Poeta compie frequenti, analitiche catabasi nelle tortuose latebre del labirinto umano, ovvero dell'ES, ponendo, quale leit motiv della silloge, proprio l'esistenzialismo, ove il proprio nous risulta essere irrimediabile, forse stoico protagonista, impegnato nell'indagine delle cause prime della vita e di tutte le problematiche perplessità che ne scaturiscono. Poesie "filosofiche", non agevolmente catalogabili in un canone definito o stereotipato e, per questo, sui generis. . "C'è da giurare che siamo veri...": "veri" implica il concetto di "verità", concetto molto labile, che riconduce all'utopia della stessa "verità" riferibile, ad esempio, al concetto tomista "adequatio rei et intellectus", ma proprio per questo interessante e stimolante, sia dal punto di vista lirico sia dal punto di vista teoretico-contemplativo.
(Mauro Montacchiesi)
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