Recensione – L’astronauta dal cuore di stagno – di Massimo Algarotti

A cura di Cristina Rotoloni

Trama
Nove mesi per prepararsi ad accogliere Zoe: c’è un mondo da disegnare, da creare, una
stanza da preparare con amore e perseveranza, soprattutto quando la solitudine piomba
all’improvviso nella vita di Aleida. Zoe è una bambina che nasce con gli occhi chiusi a
causa di una stella filante che voleva solo abbracciarla più forte. Grazie alla vicinanza di
Selima, immensa amica, di suo padre e di un nuovo compagno, Aleida scopre che il
destino traccia un solco su cui la vita affonda sempre le proprie radici per costruire, in ogni
caso, un futuro.
Un viaggio che porta con sé Santa Lucia, Caravaggio, il Petrichor e un'Astronauta dal
cuore di stagno.

“Io sono Zoe”. Direi che questa è l’essenza del romanzo di Massimo Algarotti.
Ho molti libri in lista da leggere, ma non so perché ho lasciato gli altri e scelto questo.
Diciamo che il titolo mi ha intrigata subito. Non sapevo cosa aspettarmi perché non avevo
letto la trama, ma posso dirvi che leggendolo non ho minimamente pensato che l’autore
fosse un uomo.
Il romanzo parla di Aleida, suo padre e Zoe.
È una storia toccante, dove si entra in punta di piedi grazie alla delicatezza del testo. Dove
si ha timore di far rumore, di essere invadenti, di ascoltare pensieri che non dovremmo
sentire. C’è tanto rispetto e amore in questo racconto e un dolore profondo che vibra come
la fiammella di una candela.
Si parla di maternità, ma anche di paternità. Di sentimenti profondi che vanno in contrasto
con la vita e, tra le cose più belle che ne emergono, l’amore di un padre per la figlia.
L’amore vero, quello con la A maiuscola, fatto di rispetto e di bene per l’altro e non per se
stesso. Selima è un altro cammeo da apprezzare, una figura particolare, come il tacito
Francesco, ma anche loro lasciano il segno in positivo.
Ho divorato le pagine con una sensazione addosso difficile da descrivere. Essere Aleida
non è facile. Questo libro è una gemma, qualcosa da assaporare con calma, qualcosa che
vivi, ti riempie di gioia, fa male e piangi. Perché non tutti hanno rispetto, non tutti
capiscono, non tutti condividono e a volte è la vita stessa a non accompagnarti sui passi
che vuoi fare.
Il tema trattato è difficile e io sono una che se avverte qualcosa che non va si infastidisce,
qui non è successo; Massimo Algarotti ha amato ogni riga e arriva, al punto da avvertirci
una sensibilità femminile più che maschile.
Grazie per questo testo, anche se digerirlo non è semplice. Sia per quello che ci porta a
scoprire sia per la durezza dell’esistenza umana.
Lettori, due piccoli appunti. Dal mio punto di vista, l’unica cosa stonata a livello stilistico e
la terza persona narrante che entra ogni tanto nel testo; l’avrei preferita in prima, ma
tranquilli, non ferma la lettura.
L’altro è un avvertimento. È una storia dolorosa e forte, anche se scritta con tatto,
guardate la trama prima di intraprendere la lettura, tenendo conto che Zoe è un angelo
con gli occhi chiusi.

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