Recensione – Il sangue della lupa – Romulus 1 – di Luca Azzolini

A cura di Maria Stella Bruno

Siamo nell’VIII sec. a.C. nel Lazio, precisamente nelle Terre dei Trenta. Roma ancora non esiste, ma vi è una Lega che governa quei luoghi e c’è un sovrano fra i sovrani, Numitor, che ha due gemelli per nipoti, Enitos e Yemos, suoi eredi e speranza… Speranza perché, nella siccità sempre più impietosa, forse loro avranno il favore degli dei ora muti ai richiami del grande sovrano…

E qui inizia la nostra storia, una storia che riscrive la mitica fondazione di Roma. Essendo il primo volume di una saga, ci vengono ampiamente delineati personaggi e la situazione. Lo stile è descrittivo, quasi evocativo. L’epica del racconto ben si addice a questo modo di porgere la vicenda.

Oltre i due gemelli (e quando ci sono dei gemelli io sono sempre interessata, d’altronde ho anche iniziato una saga fantasy con protagonisti dei gemelli… ma questa è tutta un’altra storia…  Letteralmente! XD), il romanzo ci presenta alcuni dei trenta re, la vestale Ilia e l’orfano Wiros alle prese con i Lupercalia, un rituale antico che segna il passaggio da ragazzo a uomo: insieme ad altri della sua età, dovrà sopravvivere nei boschi per sei mesi, gli stessi boschi in cui si dice viva la selvaggia dea lupa Rumia…

L’impatto coi tanti personaggi dal principio può frastornare, ma pian piano, nella narrazione sempre più epica e incalzante, diventano “familiari” e non ci si fa più caso.

Devo dire che ho subito provato empatia per il povero Wiros alle prese con una esasperata (è tutto dire) e molto più violenta situazione simile a quella de “Il Signore delle Mosche”. Nella calura che avanza e che grava sulle Terre dei Trenta, si percepisce il sempre crescente segno di sventura che infine sfocia e dirompe nella profezie e infine nella tragedia, nel tradimento e nel dolore… L’assenza e la presenza degli dei aleggiano su tutti intessendo con il Fato un continuum fatto di sfida e accettazione, fede e miscredenza, superstizione e pensiero logico.

Se la prima parte del racconto ci “spiega” i personaggi, è la seconda che entusiasma al punto che, arrivati alle ultime pagine, si scalpita per continuare, per sapere ciò che accadrà. E per fortuna ci viene dato anche un “assaggio” del secondo volume, prologo e primo capitolo, solo per scoprirsi ancora più impazienti…

Non ho ancora visto la serie tv che è uscita in contemporanea col libro, ma ammetto che adesso sono davvero curiosa.

In definitiva, consiglio il libro a coloro che amano l’epica e l’avventura condita di pathos e fantasy, ma anche a chi vuol scoprire un modo diverso di interpretare una leggenda che da sempre è esistita e si è evoluta nell’immaginario italico, intessendo le basi della nostra cultura…

 

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