Recensione a – Il Baratro e il Sogno – di Giuseppe Pellegrino a cura di Cristina Rotoloni

Giuseppe Pellegrino autore del libro “Il Baratro e il Sogno”, grazie alla depressione ben descritta del protagonista, da subito porta il lettore nel mondo pieno di dubbi e insicurezze di Eugenio che dopo mesi senza lavoro, tramite l’intervento di quello che sembrava un aiuto amico, inizierà una nuova parentesi della sua vita. Da qui si snoda la storia basata su un intrigo aziendale che mostrerà i risvolti del mondo del lavoro, dell’impegno e della collaborazione, ma anche dello sfruttamento, delle decisioni sbagliate, della corruzione e dell’avidità che possono portare al declino di un’azienda. L’autore evidenzia bene la realtà del lavoratore e descrive abilmente l’autorità e i metodi di convincimento aziendale per ottenere fedeltà dal dipendente. Mette in risalto come la forza lavoro non può decidere o influenzare il suo destino davanti al dominio del capo e di come rimane in balia delle scelte dei superiori, ma al contempo rivela come la capacità autogestionale del dipendente può essere fondamentale per la realtà di una ditta ed essenziale nel compiere correttamente il proprio dovere per evitare ulteriori intoppi nello sviluppo della società.

Il messaggio è calzante: dalla collaborazione, il rispetto e la chiarezza si ottengono buoni risultati per tutti.

Eugenio è un uomo privato della sua dignità a causa della perdita del lavoro che nonostante il Baratro che ha davanti non si abbandona allo sconforto della sua anima, rimanendo attaccato ai suoi principi e ai suoi ideali. Sicuramente una buona parte di questa storia è elemento pulsante della realtà anche se poi nella vita improbabilmente le scene e le vicissitudini si risolverebbero come nel racconto. Le disavventure di Eugenio si snodano nella storia portando avanti la trama della narrazione con un messaggio di fiducia verso il futuro legato all’onestà e alla fede dei propri valori. Eugenio da prima depredato del lavoro vedrà una parentesi felice nel ricongiungimento con amicizie ed affetti del passato che gli apriranno le porte al recupero della propria dignità, ma anche questa è una realtà fittizia e la conquista della propria individualità, nuovamente nel mondo lavorativo, gli chiederà di pagare un caro prezzo. Eugenio scoprirà che nulla è ciò che sembra e dovrà imparare a fare i coni con le sue emozioni ed il suo carattere per decidere cosa fare della sua vita. L’esistenza gli chiederà dei compromessi assai pesanti per poter continuare a lavorare e sentirsi un uomo.

Il messaggio che l’autore dichiara di voler dare è molto attuale e da sempre ha accompagnato il mondo del lavoro. Si parla della dignità umana e del suo rispetto, dello scambio reciproco e della collaborazione. Si parla dell’eterna disuguaglianza del datore di lavoro e del dipendente e si offre una soluzione alternativa al continuo contrasto presente tra i due ruoli. Si evidenziano gli animi umani e le loro paure. Si mette in risalto come l’età non diventi un valore per l’esperienza acquisita, ma nella società d’oggi, diventa un peso che chiude le porte nella realtà lavorativa. Si rimarca che lavorare non è un diritto per sentirsi utile nella società, ma un’arma a doppio taglio in mano a chi ha il potere che lo usa per sottomettere l’individuo al proprio volere. Dimostra come la fragilità delle porsene porta a cedere ai soprusi per garantirsi uno stipendio e come ci si aliena davanti ai propri timori diventando l’opposto di ciò che si crede d’essere.

L’autore scrive quest’opera con un dichiaro intento culturale volendo mostrare il mondo del lavoro per il suo lato oscuro, per il tarlo che lo costituisce, comunicando le difficoltà che si riscontrano nella società quando i propri interessi personali schiacciano la dignità altrui ed evidenzia come il rispetto di sé conduca incondizionatamente a tenere alti i propri principi e di conseguenza a difendere il prossimo. Di fatti l’intero libro è impregnato da questi argomenti e Pellegrino usa parole come: “un’umile e dignitosa esistenza, contrapposta a questa ricchezza assolutamente priva di gioia.” (…) “ nell’imprenditoria non esiste una morale, ….lavorano solo per fare profitto.” (…) “Dialogo tra le differenze gerarchiche.”

Il giusto messaggio che n’esce rivela, però, dall’analisi dei personaggi, che nella realtà sono pochi gli “eroi” come Eugenio che riesce ad affrontare le proprie vicissitudini anche grazie ad una buona sorte che lo guida verso il Sogno all’interno del racconto, ma che invece sono molti i Biagio e i Bianconi che cedono ai compromessi o li muovono a proprio favore. Viene da chiedersi a questo punto, come la stessa storia fa, se Eugenio avesse mantenuto fede ai suoi principi se la sua avventura non avesse trovato soluzioni all’intrigo che stava vivendo.

L’unica pecca che mi sento di sottolineare in quest’opera, è che non mi è piaciuta la scelta dell’immagine di copertina. Di fatti, su uno sfondo nero dove risalta in bianco il nome dell’autore ed il titolo dell’opera, si trova una donna nuda seduta su una sedia a testa china che non ha alcun collegamento con il messaggio che l’autore sostiene di voler divulgare. Ritengo che il senso dell’immagine sia distante dal contenuto del libro e la trovo fuorviante e del tutto gratuita.

 

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