Quarta di copertina di “Inferno”

Inferno è il diario spirituale dell’Autore che si dipana per un arco temporale molto vasto e attraversa diversi momenti della vita dello stesso, e che si presenta come il lucido delirio della sua anima dannata e visionaria. Un viaggio onirico dunque che tratteggia l’impeto e la necessità assoluta della trasposizione dell’esistenza su un piano morale più elevato, la fotografia della fredda materia riplasmata ad immagine stilizzata composta di simbolismi ed astrazioni quasi perfette nella loro geometria essenziale, e la costante e decisa affermazione della superiorità dello spirito.

Lo accompagnano in questo viaggio surreale le figure enigmatiche dei Demòni, entità simboliche che incarnano la parte più oscura e primordiale del nostro essere, quella che temiamo per la sua imprevedibilità, che impariamo in maniera innata a dominare, e che allo stesso tempo rappresenta l’anelito alla conoscenza prima, attraverso la purificazione (Demòni Lustrali), il sacrificio di sé (Demòni Sacrificali) infine l’annichilimento della figura “sociale” dell’individuo (Demòni Mortali). La meta ambita è il raggiungimento di una più piena consapevolezza di sé ed una maggiore maturità dello Spirito che si coniuga felicemente con l’inibizione e il superamento dei sentimenti più irrazionali che soggiogano la mente.

Alla fine del viaggio l’Autore incantato e attonito dovrà rassegnarsi a fronteggiare il ritorno delle inquietudini che credeva bandite e dominate (La resurrezione dei Demòni), a scoprire di avere perso la sua sfida di purificazione, morte e rinascita, segno non già che i suoi Demòni non abbiano esaurito la loro carica di pathos e distruzione, bensì il pieno convincimento che essi fanno parte di noi e che perciò non possono essere esclusi da noi, pena il trasformarsi della persona in ciò che non è più Uomo, ma un abominio incompleto senza spirito che vaga incessantemente non conscio della propria deformità.

Nell’imparare a convivere con le proprie paure, l’Autore riafferma ancora una volta con forza il primato della ragione, che è conforto e tepore come la luce, sentinella come il sole al tramonto su un mare nero, anche quando l’uomo pare cedere senza lottare ai sentimenti più burrascosi e fonte di dolore della vita. Inoltre sboccia la convinzione che un sentimento nobile e puro, se ricambiato con pari tenacia, può vincere le barriere della morte e creare un legame spirituale immortale che dà accesso al premio della eternità più vera e piena.

Lo stile della presente raccolta di versi e prosa è un continuo laboratorio d’idee; l’Autore passa con disinvoltura da uno stile scarnificato ed irriverente nei confronti della tradizione lirica, alla forma sonetto, dai brevi componimenti eroici di stile e gusto tardo-rinascimentale, alle composizioni in latino e perfino in lingua inglese, e pare giocare in continuazione con la forma poetica e divertirsi insieme ad essa e alle sue invenzioni.

Le sperimentazioni in campo linguistico si intrecciano bene e fondono senza forzature con la febbrile ed ossessiva ricerca delle sonorità di sottofondo che possano aiutare a mettere in risonanza le corde dello spirito, accordando in maniera ottimale la “forma” sulla lunghezza d’onda del “contenuto”. Emblematico in tal senso è il lunghissimo e ambizioso Poema Sinfonico in Due Movimenti nel quale troviamo condensate tutte le idee e i canoni estetici dell’autore nella loro forma più compiuta.

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