Presentazione “Inferno”

Tutto il libro è il frutto di un progetto letterario che ho avuto da sempre in mente e che procedeva (nel passato) di pari passo con la mia stessa vita. E’ il viaggio della mia “anima poetica” dall’essere avvinghiata ai modelli poetici noti dall’esperienza giovanile, fino al trovare un proprio stile originale, infine alla completa distruzione della vena poetica, sentita più come fardello da portare che come dono, per arrivare invece alla piena ed indipendente riscoperta della stessa, con il riconoscimento che essa è una parte innegabile del mio ego che non potrà mai conoscere l’oblio volontario, mai il silenzio al quale volevo relegarla,; quindi, in fondo, la resurrezione di tutto ciò che la poesia ha comportato nella mia vita, portandosi dietro tutta la carica emotiva del passato vissuto, ma vista con occhi diversi, quelli della maturità. La prima parte, “Demòni Lustrali”, è caratterizzata da una poesia a carattere fortemente succinto, dove ancora molto presenti sono i richiami letterari della mia adolescenza, in particolare i poeti maledetti francesi, Rimbaud su tutti, la cui lettura integrale delle sue opere ho avuto modo di approfondire in quegli anni. L’aggettivo lustrale si riferisce alla purificazione da tutto ciò che è “classicheggiante”, standard si direbbe con linguaggio moderno, ciò che era stato il mio pane quotidiano e la mia formazione umanistica della mia fanciullezza, per poter approdare ad un nuovo modo di fare poesia, più vicino all’anima ed adeguato alle emozioni che volevo raccontare. La seconda parte, “Demòni Sacrificali”, intende essere un ponte che, dal germe di poesia che avevo iniziato a far vivere e crescere nella prima parte, mi avrebbe traghettato al di là fino alle spiagge dove sarei potuto essere finalmente ciò che sentivo di dover essere. Per far questo avrei dovuto sacrificare la mia vita così come si presentava in quel momento, le amicizie, la cordiale quotidianità, per indossare i nuovi panni del diverso, del triste e solitario, del Vate immerso nella sua arte da iniziato, che lo tiene lontano dall’Umanità. Nella terza parte, “Demòni Mortali”, la trasformazione è completa; la mia persona quale la si conosceva prima non esiste più, per lasciar spazio alla nuova figura, irriconoscibile, straniera al mondo. In questa parte la poesia raggiunge il massimo grado di ermetismo, i versi, frammentati, non sono più destinati ad un orecchio “umano” ma arrivano ad un livello dove la singola parola ha valore di per sé e solo nel contesto di una visione che ha la breve vita un attimo. Per arrivare alla comprensione allora occorre fondersi col testo , entrare nelle trame impalpabili dei costrutti che queste parole fanno echeggiare nella mente e nello spirito. Alla fine, la “morte” della mia figura sociale ha avuto come prezzo anche la morte della mia ispirazione poetica, arrivata ormai al parossismo. Ecco perché ho messo così tanto a terminare questa raccolta, in attesa che la vena poetica scaturisse di nuovo e che mi potessi riconciliare con me stesso, rimettendo insieme tutti i pezzi. Nella quarta parte, “La Resurrezione dei Demòni” , ritrovo la poesia e anche uno stile più maturo e comprensibile, immediatamente fruibile e soprattutto forgio un nuovo me stesso, prefiguro un corso nuovo che mi affretto a percorrere. Di più, nasce la consapevolezza che vita e poesia non devono essere necessariamente in conflitto , che il poeta non è tale se si nasconde agli altri e vive sulla sua montagna lontano da tutti. Risorge la mia figura sociale, rimessi al loro posto tutti i pezzi in cui si era rotta, e il poeta con essa, in un connubio ormai davvero inscindibile. Per sempre.
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