“Paseo Orinoco” di Giovanna Fanizza

Pachino, 05/07/2011
“Non lascio che neanche un singolo fantasma
del ricordo svanisca con le nuvole,
ed è la mia perenne consapevolezza del passato
che causa a volte il mio dolore,
ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore,
non scambierei i dolori del mio cuore
con le gioie del mondo intero”
(K. Gibran)

Ognuno di noi è la somma delle esperienze che ha fatto, delle persone che ha incontrato e dei luoghi dove è stato… delle storie che ha ascoltato.

Ecco l’esistenza: radici ma anche ricordi, legati da uno stretto connubio, che camminano insieme con noi e sono le nostre storie, tra passato e presente, sempre in movimento… e da portare come bagaglio.

Radici, dunque, come vite fatte di storie… storie come ricordi…, che si dilatano nello spazio e nel tempo.

 

Seguendo la fitta rete dei loro incroci e delle loro diramazioni, Giovanna Fanizza in “Paseo Orinoco” racconta sottovoce, intrecciando realtà e fantasia e raggrumando luci e ombre, una storia che, nella sua apparente semplicità, è un piccolo prezioso arazzo intessuto nella densa trama della vita di un tempo passato… brandelli di storie, persone e luoghi, che trasportati sul filo del ricordo, scorrono in queste pagine, ora allegre ora commoventi.

 

Sì, il romanzo di Giovanna è una cartolina d’altri tempi, che fa da sfondo alla storia di una donna che riesce a liberarsi dai tabù dell’epoca… è chiaramente un ritorno alla memoria umana, alle piccole memorie, un rivedersi a ritroso alla ricerca dei ricordi, di quei momenti che vengono consacrati come i migliori – e per taluni anche i peggiori – del proprio passato: l’infanzia, l’adolescenza, la gioventù.

(G. Stella).

Ogni singolo atto o episodio del racconto è come un bocciolo chiuso… un bocciolo i cui  teneri e profumati petali si schiudono, ad un ad uno, piano piano… ed ecco, alla fine, un fiore!

E’così che il suo libro va sfogliato… lentamente, step by step, per riuscire a coglierne i colori e le delicate sfumature, per assaporarne le vivide, fresche emozioni che lo pervadono con le nostalgiche immagini evocative dei luoghi d’infanzia (Mola di Bari, Ciudad Bolivar…), per gustarne, come una moviola del tempo, ogni fotogramma della vita che passa, come l’acqua del fiume Orinoco, in continuo divenire…

 

Il racconto che, incatena e incanta, incastonando ogni momento nelle nostre vite, è un affresco a molti voci, tutto a tinte femminili, all’interno del quale si susseguono situazioni, rapporti umani, battaglie private e pubbliche, episodi familiari, altalenanti tra gioie e dolori, tra effetti e affetti ritrovati, celati nella terrena, e spesso tragica, normalità della vita.

 

L’autrice con accorata sincerità e sensibilità scrive: “Perdere qualcuno che ami, significa la vita che cambia… a volte il destino è crudele e quando gli eventi ti passano davanti scanditi dal tempo in una successione così tragica, lo è ancora di più”.

“E’ la storia che si ripete”.

 

Nel contempo, in questo scenario tanto intimo quanto dolente, Giovanna con sapiente maestria volge uno sguardo retrospettivo a una serie di momenti di forte cambiamento economico-sociale, che hanno segnato in modo consistente l’evoluzione del nostro paese a partire degli anni ’50. E di quegli anni l’autrice parla con immediatezza e lucidità, con commovente trasparenza e ardita partecipazione.

 

Si tratta di grandi e tumultuosi avvenimenti che riguardano tutti:  il “boom economico” con i suoi effetti innovativi sugli stili di vita, l’emigrazione non solo nel nord d’Italia e nel nord d’Europa, ma anche in Sudamerica come il Venezuela, che ha una parte considerevole in questa storia, la contestazione giovanile del ’68 contro modelli di società e di cultura considerati obsoleti, la libertà sessuale delle donne, la legge per il divorzio.

 

E’ indubbio che questo affascinante intreccio, così vibrante di passioni, eventi e persone contribuisce a fare di “Paseo Orinoco” un itinerario stimolante di lettura, soprattutto un insegnamento per le donne di oggi, che sollecita spunti per dibattiti e approfondimenti, confronti tra vecchio e nuovo modello sociale del contrastato mondo femminile: i condizionamenti ambientali a cui erano sottoposti le donne, l’onta della gravidanza fuori dal matrimonio, l’obbligo di farsi carico del focolare domestico…

“I tabù iniziano a cadere, le donne non vogliono più adattarsi all’architettura sociale maschile… ed è qui che lei diventa libera…”

 

E in tutto questo ordito, nel quale assumono spessore e vigore le due protagoniste, le figure centrali presenti e agenti del romanzo, quella platea, che è l’immenso teatro della vita, restituisce colore e sapore alle personalità individuali, fissandone i tratti esistenziali… acquisisce sostanza, contraddizioni e verità. Si affolla di pensieri e drammi, di sfumature inedite, di “scintille che creano nel cielo l’atmosfera carica di Speranza per chi riesce a vederne una”.

“Un esercito di stati d’animo aspettavano di essere allineati secondo il giusto ordine”.

 

Come l’Orinocometro, “l’isolotto magico”, che la protagonista vedeva “venir fuori dal fiume e diventar alto”, così la sua Anima ora riemerge luminosa dai sopiti e scuri fondali, non più come “specchio appannato” dal passato” ma palpitante di “luce… e gratitudine per la vita”, mentre la sua esistenza, lungo il viale di Paseo Orinoco, scorrerà “come l’acqua del grande fiume con i suoi periodi di secca e di piena”, ormai forte e sicura grazie agli “argini possenti”… dell’Amore.

 

Mary Di Martino


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