Marghera – Casa e famiglia – Bottiglia

Le 3 poesie fanno parte di un’unica silloge, dedicata all’entroterra veneziano

 

Quanto scritto, sicuramente potrà sembrare datato,

E’ innegabile che Marghera, attualmente è diventata il fantasma

di quel polo chimico/industriale, attorno al quale gravitavano

migliaia di operai che in gran parte ci vivevano.

Io, però, voglio ricordarla com’è stata, un crogiolo di contraddizioni;

amata, odiata, con la sua nebbia, spesso artificiale, con il suo stile di vita.

Dall’operaio che, con il magro stipendio, voleva mantenere una sua dignità,

alla famiglia numerosa e senza regole, dove regnava il: “si salvi chi può”;

alla Marghera degli sbandati che vivevano di espedienti ma dotati di uno spirito di solidarietà unico nel bisogno; con i suoi amori, le speranze di tanti giovani bruciate nell’illusione che qualcosa cambiasse.

E’ un piccolo omaggio a quella che è sempre stata considerata sobborgo di Mestre, con la ferrovia a dividerla, se mai ce ne fosse stato bisogno, e “Provincia di Venezia” da cui dista chilometri virtuali e di cui è una realtà scomoda e non cancellabile.

 

L’autore.

 

 

 

 

Marghera

 

Strade appena segnate

da pozzanghere,

percorse da ruote insofferenti,

voci concitate;

è un terreno fertile

per atti innominabili.

Difficile che nasca un amore,

non ci sono fiori,

prati d’erba:

solo ciminiere.

La spiaggia è invisibile,

coperta da tubi di morte.

Panfili di petrolio

scaricano il carico prezioso

per scatole di acciaio.

I tuoi occhi chiari

vagano senza meta,

non t’interessa

quello che ti circonda,

cerchi lui, la sua

figura esile,

il suo parlare cantilenante,

le sue labbra dolci.

I fumi, l’odore insopportabile,

l’acido che a fine giornata

ha ricoperto ogni cosa,

tutto, pur di vederlo;

continuare un amore

che a molti fa sorridere

ma che, per te,

è la vita

 

 

 

Casa e famiglia

 

Hai sognato per anni

le tante cose belle

che ti circondano.

Hai aspettato in silenzio,

hai accarezzato, più volte,

l’impossibile idea di far parte

di quel mondo.

Sai che non c’è

il principe azzurro

alla porta di casa.

Vedi tua madre,

stanca affaticata,

ancora giovane

ma già vecchia,

nel fisico e nello spirito,

ti rivedi allo specchio,

uguale a lei.

Ed eccoti in ciabatte,

ventun’anni finiti,

sei già al capolinea,

due figli, un terzo in arrivo;

ti sforzi di amarli, non ci riesci,

fanno parte dei sogni

svaniti nella realtà

che ti ostinavi a non credere.

Vivi in un grigio palazzo,

anonimo, tranne le liti

e le urla quotidiane;

quattro mura al quarto piano,

la tentazione è forte,

potresti interrompere una catena

che si allunga sempre più.

 

 

 

Bottiglia

 

Avevi bevuto molto

quella sera, troppo.

Ma volevi divertirti,

cancellare quell’ansia

che stava trasformando

la tua vita in incubo.

Sei riuscita a spogliarti

con il tuo ragazzo

o, forse, era il primo,

capitato al momento giusto.

Non lo sai! Non ti ricordi,

nemmeno il piacere,

quello che cerchi nella vita.

Quando sei tornata a casa,

hai vomitato,

insultato tua madre,

maledetto tuo padre,

poi te ne sei andata

a letto, soddisfatta.

Aspetti un nuovo giorno,

una nuova notte,

gli incubi che ritornano,

senza tregua.

Sogni una nuova bottiglia,

la tua medicina.

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