Limone

La signora riversò le sue piccole ansie con uno sguardo sul mare,
contemplando amabili conversazioni e scambiando col cielo inutili convenevoli.
Era una primavera finta, come i fiori di plastica sul suo davanzale mai davvero all’aperto.
Come quel cassettone di risate che ogni tanto sua nonna riapriva
per cercare una sottana ingiallita che ancora spargeva profumo per casa.
Lei era un guanto da teatro, 
in quel pomeriggio di nuvolette simili a pizzo di sangallo bianco,
solo uno, perché si è smarrito l’altro.
Allora il cielo volle riempirla di baci che sapevano di limone dolce,
come quelle piccole granite nel chiosco vicino casa da bambina, così le parve,
quando si leccò qualcosa scivolata non sapeva come fino alle labbra.
Sull’orologio della cucina, intanto, tutto sembrava rimasto lo stesso,
mentre la marea aveva lucidato e scombinato le ore.

Elena Condemi

(Da “Conversazioni mute con la luna ed altri racconti”)

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