L’esperienza degli anziani è preziosa

Non sempre i giovani possono sostituire la perizia dei più anziani

di (Ninnj Di Stefano Busà)

Ho una grandissima stima dei giovani, essi hanno la mia più grande solidarietà, perché pur essendo nati in tempi difficili, in un’epoca globalizzata che è di smarrimento e di grande difficoltà per tanti aspetti della loro vita: inadempienza endemiche, depauperamento delle risorse mondiali, faticoso o nullo rinnovo politico, impossibilità occupazionale, tutti fattori dovuti ad un depressione socioculturale e ad un invecchiamento e ad un immobilismo (se non regressivo, almeno inceppato) del sistema itituzionale/politico/economico portato alle sue estreme conseguenze da carenze strutturali, da rinvii, ingiustizie sociali, insofferenza o distacco delle classi dirigenti inadatte a prenderne atto, essi, –  i giovani – sanno accettare, senza moti eversivi e reazioni deprecabili le situazioni di gravi difficoltà venutasi a creare in questi ultimi decenni. Tranne che per taluni gruppi di scalmanati,o frange di minoranza, i nostri giovani sono sani dentro. Sanno gestire situazioni terribili, senza registrare episodi insurrezionali. Però, devo affermare che per certi versi i giovani non possono sostituire le capacità, pur ineguagliabili dell’esperienza e del fiuto di certi anziani. Chi lo dice, in definitiva, che un giovane è più bravo per forza? Non è così che si misura la realtà del lavoro, dell’impegno, dell’abilità. Anche il meno giovane può avere tutto il nostro rispetto e le carte in regola per utilizzare al meglio le risorse umane acquisite con l’esperienza, con la passione per il suo lavoro, con le capacità e il rispetto dovuti ad una morale che nel passato era molto più avvertita e autentica. L’anziano, non è più il matusalemme di una volta, per lo più senza istruzione dal punto di vista culturale. L’anziano di oggi si giova di anni di esperienza, di studi, di ricerche, di tecnologie etc, può possedere capacità elevate di dottrina, d’ingegno, di valutazione tali da competere con la classe dirigente più avanzata. E’ giusto tenerne conto senza biasimarlo né umiliarlo, né bistrattare la sua carica emotiva, strutturale, di formazione. L’anziano oggi, non è più il vecchio di un tempo, vi sono arzilli “giovanotti” in età avanzata, e “giovanissimi” già stanchi, perdenti, in preda all’euforia dell’alcool, della droga, facili prede del guadagno immediato, facile. Non bisogna generalizzare, ma valutare entrambe le condizioni e le opportunità di vita, dando agli uni e agli altri le medesime opportunità. La vita è diventata longeva, molte malattie sono state combattute e annientate, sono stati sperimentati rimedi quasi per ogni tipo di malanno, non ci si meravigli, se l’essere umano arriva alla maggiore età con un bagaglio di diritti quasi intatto, perché estraniarlo? castigarlo, renderlo inetto, incapace di reggere situazioni e soluzioni? I nostri anziani sono una fonte di arricchimento per la famiglia, per i nipoti, per le scuole, per la società. Si ha bisogno di tutti, soprattutto oggi che la vita è diventata ingestibile, carente dal punto di vista umano, catastrofica per certi aspetti amorali, di disordine pubblico e sociale per i danni provocati dal modernismo tout-court, senza discernimento, dovuto ad accelerazioni di stampo evolutivo senza programmazione. I professori insegnino finché ce la fanno, sono corazzati dal tempo, dalle vicissitudini, dalle difficoltà, sanno leggere nel cuore dei ragazzi, sanno istruire con amore, perchè sono stati addestrati dall’esperienza, che è una compagna di viaggio molto pregevole, preziosa per il nostro fabbisogno quotidiano di dottrina e di amore. Purtroppo, nel nostro paese è la carta d’identità a farla da padrona: sei vecchio e vai sostituito in fretta, perchè derubi un posto di lavoro alle giovani leve. Ma quale giovane potrà nell’immediatezza sostituire la ricchezza interiore del più adulto collega? Nelle scuole c’è grande imperizia, grande difficoltà anche nel dialogo, perché spesso il giovane non comprende altri modelli giovanili che si scontrano a vicenda in una logica, che se non è di parte lo diventa: da qui, il professorino cattedratico, saccente e borioso, di contro, lo studente che non trova stimoli e non comprende i meriti del sua cattedra dottrinaria.Ed ecco allora, lo scontro generazionale, una classe dirigente che vuole svecchiare le vecchie guardie, le cariatidi, o quelli che chiamano “baronìe” E’ pur vero che ve ne siano tante, allignate così bene nel territorio da malvessazioni perpetrate in lunghissimi decenni d’indifferenza, d’incuria e malcostume, di malaffare da comporomettere l’onestà, l’opportunità, la correttezza, l’equilibrio delle risorse, ma tutto dipende dalle regole.Se le vicende della vita, i ruoli vengono prefissati, messi a norma, regolarizzati da un clima di diritti e di doveri, dai quali non è dato derogare, né svicolare, allora la vita sarà notevolmente più degna di essere vissuta, e non v’è bisogno di cacciare via gli anziani per far largo ai giovani, che trovebbero nella giusta misura un ruolo lavorativo, non sottratto all’anziano in quanto tale, ma come spontanea ricorrenza ciclica di eventi, che non si fa fatica a capire, chiunque sarebbe in grado di considerarlo nell’ordine delle cose e come è giusto che spetti nella rotazione ciclica dei ruoli. Fare spazio alle nuove 

 

 

 

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