L’attesa

Le mie labbra tremano mentre ti penso.
Vorrei immergermi tra le tue cosce, essere dentro al tuo respiro, viverlo senza tabù.
Farti mio come voglio io.
Sentire che sei il prolungamento del mio piacere“.
A questo pensava lei mentre aspettava.
Un soffio invisibile accarezza le tende illuminate dalla luna.
Fluttuanti fantasmi testimoni silenziosi.
L’alito notturno accarezza la pelle del suo corpo inerme.
Sente i tuoi passi nudi attraversare la stanza preceduti dal suo profumo. Inspira profondamente.
Percepisce il tuo sangue scorrere. Ne avverte il calore. Come se non fosse nelle sue stesse vene.
L’attraversa.
Brividi.
Ancora il suo profumo.
Stavolta più intenso.
Trasportato dal suo respiro caldo.
Il suo sesso si risveglia lentamente.
Pulsando e bagnandosi prima ancora di un suo tocco.
La sua sola presenza indovinata la rende schiava della sua passione.
Infine la sua voce.
“Sono qui…L’attesa è finita“.
Le tende si muovono con la brezza della sera in una notte calda come il sesso che sa schiudersi di fronte a quel corpo appena visibile nella penombra.
Un fremito sale dal pube di lei, arriva nella testa.
Ora cerca la morbidezza dei glutei di lui, un corpo statuario, muscoli guizzanti e un sesso che turba solo nel guardarlo.
Eccomi tesoro, voglio soffrire dei tuoi baci, delle tue carezze, dammi le labbra, dissetami”.
Lui ora potrebbe prenderla con ruvida forza e immergerla in lui, sempre più nel profondo.
Amarla comprimendo il suo desiderio, facendosi largo senza alcun riguardo.
Oppure amarla, con tenera passione, sfiorando appena i suoi desideri e lasciando che le sue mani trovino strade aperte.
La notte lo disegna tenero.
Scompare la stanza, esiste solo il corpo di lei.
“Sei mia”, sussurra.
I suoi seni sono morbidi pani, i suoi fianchi sono argilla da plasmare col calore del suo desiderio.
Troveranno altro fuoco, uscirà dal suo vulcano.
I loro occhi non mentono, quando chiedono desiderio e passione.
Il suo collo vibra, nudo, esposto alla sua lingua.
Succhierò il tuo midollo, bagnerò la mia lingua con i tuoi sapori. Laverò la tua anima in ogni suo anfratto”.
La sua mano scende in lei, apre le sue labbra, socchiude le sue gambe.
Sente il pube, le dita si insinuano compresse nel ventre.
Scorre il sangue, lo sente pulsare, lo sente nel suo piacere.
Lei si offre, lo stringe a sé.
Avida amante non temere, nulla e nessuno mi staccherà dal tuo abbraccio, almeno finché non sarà sazio del tuo sesso, finché la mia bocca non sarà piena della tua lingua. Ora baciami avida amante, baciami”.
Di fronte a lui, lei espone la sua mercanzia.
Lui non conosceva i suoi gemiti, non conosceva come si inumidiva il suo piacere.
Si lascia toccare in ogni punto, senza offrir resistenza.
Sente il sapore del suo nettare, guizza la lingua nel suo fiore delicato. Il bacino di lei lo asseconda con movimenti che lo portano a succhiare il suo clitoride turgido e gonfio di piacere.
Si lascia poi penetrare con dolcezza, il suo sesso si apre all’asta che entra delicatamente in lei.
Un gemito e sul viso di lei si disegna il piacere che provoca la sua penetrazione.
Lei comanda i suoi movimenti, ora con delicatezza ora con forza fino a farsi penetrare profondamente.
Sente i suoi gemiti soffocati, cerca le sue labbra e il bacio gli toglie il fiato.
Un bacio che non ha fine, dove i loro umori si mescolano al piacere di esplorare.
Sente la lingua che cerca la sua, il piacere che si trasmette con il contatto delle labbra, il piacere che li trasforma in un solo corpo.
Il corpo freme agitandosi come in un brivido infinito di piacere.
Tutto ciò lo sorprende e lo spaventa.
Chi sei mentre penetro il tuo amore, mentre ti mostri disinvolta in ogni mia lussuria?
Chi sei?

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