La teoria della sincronicità di Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung, uno dei maggiori studiosi dell’inconscio, dell’io profondo, formulò una delle teorie più affascinanti degli ultimi tempi : la teoria della sincronicità (1916). Per spiegarla basta un esempio : pensare ad una persona che non si vede da tempo e ricevere subito dopo una sua inaspettata telefonata. Due eventi che non sono legati dal principio di causalità ma a cui lui attribuisce anche carattere di chiaroveggenza o precognizione. Jung, infatti, sosteneva, durante i suoi studi, che non tutti gli eventi sono legati da causa ed effetto e che sarebbe riduttivo sostenere questa tesi. Diceva infatti : “La causalità è
solo un principio e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito
vive ugualmente di fini”. Formulò quindi la teoria della sincronicità che rappresenta un processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli detti anche ‘coincidenze significative’, collegati ad archetipi dell’inconscio collettivo. La sincronicità era un concetto ben distinto dal sincronismo, cioè l’accadimento di due eventi che si verificano simultaneamente nel tempo, come ad esempio due orologi che segnano esattamente lo stesso orario o due ballerini che eseguono lo stesso passo, perché in questo caso si tratta di pura contemporaneità temporale. Gli accadimenti legati alla sincronicità danno l’idea di essere una sorta di premonizioni, degli eventi quotidiani che avvengono con il fine di “comunicare qualcosa che riguarda solo noi stessi e il nostro colloquio interiore”.


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