La disillusione – racconto a puntate.

“Sono partito per un lungo viaggio.. Ho sperato di vedere quello che molti hanno raccontato di aver visto. Ma davanti e attorno a me c’era il buio più assoluto e il niente. Sono tornato. Non voglio più partire Cosa racconterò adesso alla gente che vive solo per quello?”

 

LA DISILLUSIONE

1a puntata.

 

Roma, dicembre 2011

 

Sergio Moretti aprì gli occhi e si accorse subito che non era a casa sua.

Tutto intorno a lui era chiaro, pulito, asettico.

Per pochissimi istanti pensò di trovarsi in Paradiso, poiché l’ultima volta che aveva chiuso gli occhi, avrebbe detto che sarebbe stato per sempre. E quel lucore argenteo, scaturente dalle pareti della stanza, che pareva diffondere luce propria color ghiaccio, faceva davvero supporre di esserci arrivato.

Peccato che non lo avesse visto.

Peccato che non avesse visto neppure il corridoio con la luce in fondo che avrebbe dovuto segnalargli la meta prevista dal suo credo.

Non aveva visto un bel niente.

Solo buio pesto.

E non era ciò che si sarebbe aspettato.

Il respiratore soffiava con ritmo lento sul suo volto attraverso la maschera di ossigeno, e la flebo gli inalava la vita a gocce attraverso il tubicino traslucido che terminava con l’ago nella vena.

Si, era ancora vivo, ma non poteva più dire che lo fosse per miracolo.

Provò a girarsi nel letto, ma i tubi che lo collegavano alla vita glielo impedirono.

Un volto femminile si piegò su di lui e lo accolse con un sorriso.

“Allora, – disse quel volto  – come ci sentiamo oggi?”.

Come voleva che si sentisse?

Gli mancava qualcosa.

“Cos’è successo?” riuscì a chiedere con una voce che non riconobbe come sua.

“Ha avuto un infarto. – rispose la donna, in camice bianco, con denti bianchissimi che contrastavano col colorito scuro della sua carnagione  – E il suo cuore affaticato si è fermato per alcuni minuti. Ma i miei colleghi hanno pensato bene che era troppo presto per lei lasciare questo mondo, e glielo hanno fatto ripartire, contento?”.

Non sapeva dire se fosse contento.

Si, obiettivamente lo era, ma gli parve più un riflesso condizionato, come se tornare vivo fosse una specie di obbligo. Non avrebbe potuto morire più che altro per volere del suo prossimo. Ma si sentiva vuoto come la valva di una cozza appena mangiata. Come se gli fosse stata mangiata l’anima.

E nel suo cervello c’era ancora il buio che aveva visto, che aveva attraversato per giungere al Nulla.

Perché nessuno gliel’aveva mai detto?

Perché era stato preso in giro per tutti quegli anni?

Per cosa, allora, aveva dato la sua vita?

 

 

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2a puntata

 

Qualche giorno dopo

 

 

Nel fisico si era ripreso.

Il suo cuore, ora, batteva con regolarità, e il suo stomaco aveva ricominciato a reclamare di essere riempito. Gli era stato portato da mangiare e lui riuscì a farlo comodamente seduto sul letto, col vassoio che gli intrappolava le gambe.

Ma il vuoto ed il buio nell’anima erano rimasti.

Gli sembrava di non avere più uno scopo nella vita.

Mangiò quel che gli era stato offerto senza però mai smettere di ripensare a ciò che aveva visto, o meglio, a ciò che non aveva visto, e avrebbe voluto vedere in quanto gli sarebbe spettato di diritto come piccolo e pur modesto rappresentante in Terra di Colui che dovrebbe stare in Cielo.

Com’era possibile?

Cosa gli era stato raccontato fino ad allora?

Verso le cinque del pomeriggio di quel giorno ricevette una visita.

Era Monsignor Lazzari, che era andato a trovarlo e a congratularsi con lui dopo aver saputo cos’aveva fatto alla missione nel Mato Grosso. Aveva rimesso in piedi quella missione; aveva fatto costruire una scuola ed un piccolo centro sanitario. Aveva dato speranze agli abitanti di quel remoto luogo del mondo ed era tornato a Roma per chiedere aiuti e finanziamenti. Ma non aveva fatto i conti con il suo organismo di uomo ancora giovane tuttavia non più adolescente, debilitato dal lavoro indefesso e dal clima ostile di quella zona del Sud America. Il suo cuore però, aveva protestato vivacemente rifiutandosi di continuare a pompare sangue per qualche minuto.

Monsignor Lazzari ci rimase male nel vedere il suo viso serio e gli occhi scuri tristi, persi in chissà quali pensieri.

“Figliolo, – disse il cardinale prendendogli una mano – non deve pensare di non aver fatto abbastanza. Ha fatto miracoli!”.

Stranamente, a quella parola, Moretti dette segno di reazione.

“Già. – commentò acido – Io ho fatto i miracoli” finì sottolineando il pronome soggetto.

Monsignor Lazzari sorrise apertamente, e il sorriso giallo occupò quasi per intero la sua faccia magra e grigia.

“Bravo! – disse – Così si parla! Lei ha fatto i miracoli! Con l’aiuto del Signore, ovviamente!”.

“No. – ribatté Sergio Moretti, animoso e rianimato – Io ho fatto i miracoli. Non c’è nessun Signore!”.

Il cardinale rimase impressionato dallo sguardo fisso nel vuoto del suo suddito.

“La capisco, sa? – conciliò – So cosa le è successo. Ha lavorato così tanto da stroncare il suo cuore. Ma qualcuno glielo ha riavviato perché lei ha ancora molto da fare, e lassù.. – alzò il dito indice destro verso il soffitto – lo sapevano”.

“No. – tornò a ribattere Moretti – Lassù nessuno lo sapeva. Perché lassù non c’è nessuno. E voi non lo avete mai detto”.

E dopo aver pronunciato questa frase, spostò lo sguardo sul porporato che adesso lo era anche in faccia per l’imbarazzo.

“Lei ha ancora bisogno di riposo” dichiarò il cardinale con freddezza cercando di reprimere l’imbarazzo, ma prima di lasciare la stanza dell’ospedale dove Moretti stava trascorrendo quei giorni di convalescenza, si ficcò una mano nella veste e, da una tasca estrasse un rettangolino di carta che fece scivolare sulla mano del sacerdote.

Sergio Moretti alzò la testa e gli occhi puntandoli sull’uomo. E Monsignor Lazzari si raccomandò di andargli a far visita non appena si fosse ristabilito.

 

 

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3a e ultima puntata

 

Verso Natale 2011

 

 

 

Per andare a far visita a Monsignor Emilio Lazzari in Vaticano, Sergio Moretti non si mise in clergyman, ma scelse di indossare comodi pantaloni di lana blu, una camicia celeste, pullover grigio e piumino nero.

Non era mai stato pesante nel fisico, ma l’infarto lo aveva asciugato di diversi chili, regalandogli una figura snella che gli levava almeno dieci dei cinquantacinque anni registrati all’anagrafe. E la sua tenuta sportiva, unita al fisico prestante e ad un viso piacevole dai colori scuri e tratti marcati, ma regolari, fece voltare più di una donna per la strada, ignara che fosse un uomo di Dio, o più precisamente: un ex uomo di Dio, oppure di un ex uomo di un ex Dio.

Lo studio del cardinale era in stile tardo barocco, con stucchi dorati agli angoli della stanza, e mobilio piuttosto ricco e pomposo.

Monsignor Lazzari lo ricevette con calore e gentilezza invitandolo ad accomodarsi su di una rigida sedia Luigi XV  ricoperta di velluto bordeaux, e gli chiese se volesse da bere. Almeno per quel momento, Moretti rifiutò rimandando la pausa a dopo. Aveva premura di sapere.

“Bene, Moretti. – lo incoraggiò il cardinale – Lei è molto turbato. Cosa la turba? O cosa l’ ha turbata tanto di recente?”.

“Dio non c’è” rispose Moretti, gelido.

Monsignor Lazzari sorrise trattenendo di nuovo l’imbarazzo.

“Dio non si vede. – provò a correggere bonariamente, sentendo di entrare in un terreno minato – Ma noi sappiamo che c’è. Può essere anche qui in questo momento”.

“DIO NON C’E’” urlò quasi Moretti, sollevandosi di qualche centimetro dalla sedia.

“E’ strano che sia proprio lei a dirlo. – commentò il cardinale, sempre più imbarazzato – Dopo che l’ ha salvata”.

“Non è stato Dio a salvarmi, eminenza! – inveì Moretti –  Sono stati degli uomini! E’ stata una macchina! Io sono morto. Sono passato dall’altra parte, ma non ho visto Dio, non ho visto il Paradiso, non ho visto il tunnel che mi ci avrebbe dovuto portare, non ho visto un accidente di niente! –  Silenzio. Il cardinale lo fissava intensamente – Non mi dica che ci sono stato troppo poco, o che non è successo per mia mancanza di fede!” .

Ancora silenzio.

“Che cosa credeva, amico? – rispose poi il monsignore, tranquillo  – Di essere accolto da frotte di angioletti che annunciavano il suo arrivo a suon di trombe? Se è così, ha un’immagine molto infantile dell’aldilà”.

“Si rende conto che la nostra missione è dare speranza di una vita migliore oltre la morte per mitigare le sofferenze degli umani sulla Terra?” replicò Moretti con veemenza.

“Certo che me ne rendo conto. – rispose Lazzari, con calma – Lo viene a dire a me che lo faccio da qualche anno più di lei? E allora? Nessuno è mai tornato indietro per smentirci.”.

“Io si – si adirò Moretti. –  E ho visto che non c’è niente. Cosa ci è stato raccontato finora? Cosa ci avete raccontato? Cosa abbiamo raccontato ai nostri fedeli?”.

“Una bella favola. – rispose l’eminenza –  Ma è stata raccontata anche a me, e ai miei colleghi”.

“Anche al Papa?” chiese Moretti, secco.

“Anche a lui. – rispose Lazzari – E a lui è stata raccontata dai suoi predecessori che si sono caldamente raccomandati di continuare a raccontarla, da Pietro in poi”.

“Lei sa che per questa favola milioni di persone sono morte, anche in modi atroci?” lo aggredì Moretti.

“Lo so. – rispose il cardinale, tranquillo – Ed è per questo che il mondo ancora esiste”.

“E’ una crudeltà! – esclamò il sacerdote – Abbiamo illuso una moltitudine di persone che si sono immolate per un Dio inesistente; per un Paradiso che non c’è. E’ una follia!”.

“E’ una follia valida. – replicò Lazzari – I fedeli ci credono, fanno del bene sicuri di ricevere il premio che si aspettano, e l’umanità è salva”.

“Non mi pare. – lo contestò Moretti – Ogni giorno muoiono molti esseri umani in varie parti del mondo per mano di altri esseri umani che forse già conoscono questa verità, e non si fanno più scrupoli di eliminare i loro simili sapendo che non andranno all’Inferno”.

“Probabile. – suppose il cardinale – Ma è molto più probabile che molti uomini uccidano i loro simili perché non hanno mai creduto in Dio, o in un dio,  o più semplicemente perché a loro danno fastidio senza porsi troppi interrogativi teologici”.

“In quanti sanno che non è vero?” chiese Moretti a bruciapelo.

“Non ho idea. – rispose Lazzari – Ma è un buon numero”.

“E nessuno parla?” proseguì Moretti, eccitato.

“No. – disse il cardinale – E mai parlerà. Perché se questa verità uscisse, nel giro di massimo un mese, la Terra si svuoterebbe. L’umanità non è pronta a vivere senza credere, amico mio. Per l’Uomo è una necessità come mangiare”.

“Ma ci sono molti atei al mondo” obiettò Moretti.

“Molti dicono di esserlo, ma in realtà non lo sono. – controbatté il cardinale – I veri atei sono pochissimi. E poi non sono proprio atei. La maggior parte crede nell’io che è solo la parte terminale di Dio. Infine ci sono quelli che credono ed adorano il dio Denaro, che è pur sempre una fede, anche se sbagliata”.

“Ma lei crede?” chiese a quel punto Moretti.

Lazzari increspò le sottili e secche labbra in un sorriso sornione.

“Anch’io sono morto e risorto, figliolo. – rivelò – E’ successo anni fa in Nicaragua, durante la guerra civile. Mi spararono, e stetti dieci giorni fra la vita e la morte”.

“E nemmeno lei ha visto qualcosa oltre?”.

Lazzari scosse la testa, e torse il viso in una smorfia di disapprovazione.

“No. – rispose – E all’inizio anch’io mi arrabbiai moltissimo. Mi ero sentito preso in giro e avrei voluto urlarlo dal pulpito. Ma i miei superiori mi suggerirono di continuare a fingere e raccontare la favola, poiché se non l’avessi fatto avrei corso due grossi rischi…”

“Quali?” lo bruciò Moretti.

“Quello di non essere creduto. – rispose Lazzari – E quello di provocare un putiferio nel caso lo fossi stato. L’eventuale rivelazione dell’inesistenza di Dio, e tutto ciò che gli sta intorno, provocherebbe negli uomini un’ondata di disperazione nera, ed una conseguente spaventosa catena di suicidi ed omicidi che spazzerebbe via la popolazione terrestre in pochissimo tempo”.

Moretti rifletté in silenzio su quelle parole.

La rabbia dentro di sé sembrava esplodere, ma doveva riconoscere una certa ragionevolezza in esse.

“Così anch’io sono entrato in quel numero di persone che sanno” esordì poi.

“Certo, Moretti. – replicò Lazzari –  Ci sono anch’io in quel numero”.

“Per quanto tempo ancora dovremo mentire?” chiese Moretti, accorato.

“Finché sarà possibile – rispose Lazzari con fare profetico – Finché gli uomini non si dimostreranno capaci di proseguire con le loro gambe. E mi creda, amico mio; ci vorrà ancora molto”.

Al ritorno a casa, in Via Crescenzo, il portone di una delle tante piccole chiese nascoste fra i palazzi della città si aprì per far uscire una bara portata a braccia da quattro persone e seguita da una donna in nero e lacrime, con accanto due giovani, forse figli della donna. Moretti assistette alla scena, silenzioso, ma quando udì il sacerdote, avvicinatosi alla donna, dirle di non piangere poiché il marito le sarebbe stato sempre e comunque accanto, faticò a reprimere la parola “balle” che voleva uscire a tutti i costi dalla sua bocca. E per aiutarsi a ricacciarla in gola, si allontanò veloce da quel luogo, raggiungendo il portone di casa sua.

Nel tragitto, pur camminando con lo sguardo avanti a sé, la coda dell’occhio non poté fare a meno di catturare gli addobbi natalizi che decoravano le vetrine dei negozi. Che senso avevano?

E nella calma della sua stanza e della sera, vergò su un foglio di carta della sua agenda alcune righe che gli uscirono di getto e che, in parte smorzarono la sua rabbia:

 

“Sono partito per un lungo viaggio.. Ho sperato di vedere quello che molti hanno raccontato di aver visto. Ma davanti e attorno a me c’era il buio più assoluto e il niente. Sono tornato. Non voglio più partire Cosa racconterò adesso alla gente che vive solo per quello?”

 

Cosa avrebbe raccontato alla gente della sua missione?

Se mai ci fosse tornato.

Era partito dieci anni prima convinto che avrebbe risolto il problema della fame nel mondo, armato ed animato dalla fede. Aveva conseguito la laurea in medicina alla Cattolica, aveva preso i voti e non si era accontentato di fare il parroco in una chiesetta, chiedendo invece di finire in mezzo ad una jungla, fra le più grandi e fitte del mondo, per portare aiuti e speranze fra i diseredati del Sud America. Non lo aveva fatto certo per assicurarsi il posto in Paradiso, ma ora che aveva scoperto la sua inesistenza, non riusciva a pensare di dover mentire ai suoi fedeli su questa nuova terribile verità. Anche se ci avesse provato, il suo viso e i suoi occhi lo avrebbero tradito.

Decise di non tornare più in Sud America, ma di mandare ugualmente aiuti alla missione.

Quanto a lui, si sarebbe tuffato in una nuova vita. Avrebbe cercato un lavoro – era sempre laureato in medicina -; avrebbe cercato anche una donna che gli avesse potuto tenere compagnia negli anni a venire, ma avrebbe fatto di tutto pur di non dover raccontare fandonie.

 

By your Zora 11

 

 

 

 

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