Interviste impossibili: Ulisse e Calipso a cura di Patrizia Palese


 

Sono trascorsi molti mesi. Da quel che si vociferava sembra che si siano interrotti i viaggi perché qualcuno aveva diffuso notizie riguardo il progetto. Ora chi sia quel qualcuno e in che cosa consistesse questo progetto è buio nero. Non ho fatto domande anche perché li conosco; nella migliore delle ipotesi mi avrebbero tacitato con un NULLA DI GRAVE, TUTTO SOTTO CONTROLLO e a me l’atmosfera di <Taci il nemico ti ascolta> mi ha sempre dato sui nervi. Poi ieri sera email a tarda notte nel solito stile <La luce è chiara il sole è alto e sarà allora che ci si vedrà>  che tradotto voleva dire che intorno a mezzogiorno qualcuno sarebbe venuto a prendermi per portarmi in un luogo e ricevere istruzioni…certe volte mi chiedo se davvero ci credono in questi messaggi cifrati, per modo di dire. Siamo molti, molti di più delle altre volte; alcuni li conosco, ci salutiamo con la mano, nessuno parla. Ci fanno sedere in una grande sala ben illuminata. Davanti a noi un tavolo e una decina di sedie…sembra l’inizio di un qualsiasi congresso medico. Questa volta le persone che parlano si possono vedere; rimango un po’ delusa: mi aspettavo dei vecchi venerabili con tanto di barba bianca e abito lungo fino ai piedi con cintura di corda, mentre quello che vediamo sono uomini e donne di età diverse, ma decisamente in linea con i nostri tempi, salvo il colore degli occhi: decisamente chiari, quasi trasparenti. Poi tutto avviene come sempre. Siamo chiamati davanti al tavolo e ci viene consegnata una busta. Pensavo che tutto si sarebbe svolto come sempre e invece ci viene spiegato che da questo momento i nostri viaggi non sarebbero stati solo temporali, ma anche fantasiosi e questo per eliminare la fuga di informazioni; insomma, un depistaggio che aveva reso necessario anche questo percorso. Da principio pensai alla comicità di quanto era stato appena detto: FUGA DI INFORMAZIONI …assurdo e per farne cosa? La Storia non si modifica…o no? Ed entrare nel canale della fantasia cosa avrebbe cambiato? Non vivranno più felici e contenti? Anche se intervistare Peter Pan o Alice mi regalerebbe uno stato di euforia o di ebbrezza per molte settimane. Un mio compagno di avventure si siede vicino a me; ha la faccia da uffa…mi fa vedere il nome del personaggio FRANCESCO PETRARCA. “Non ti piace?” “E’ noioso… mi avessero dato Boccaccio…almeno ci si faceva due risate. A te chi hanno dato?” apro e leggo…poi rileggo…alla fine pronuncio il nome a voce alta e con lo sguardo fisso nel nulla “CALIPSO!” “ Quella di Ulisse? Ma era una semidea…forse non è mai esistita” lo guardo con l’intenzione di ucciderlo “LO SO!” e mi alzo impettita dirigendomi verso il tavolo dei Boss: mi devono spiegare come accidenti faccio a intervistare un essere che non è mai esistito, forse, e che è una figura di contorno…almeno con Penelope si poteva spaziare! Non mi fanno nemmeno parlare: aprono un libro dove c’è un’immagine, anzi, un quadro ULISSE E CALIPSO di Arnold Bocklin 1883. “Se qualcuno ha dedicato la sua arte a una figura che sembra solo di contorno, di sicuro c’è molto da sapere. Lei è la persona adatta.” E mi sento quasi accompagnata verso un’uscita laterale che non avevo notato. Mi volto e quello di Petrarca mi saluta…beato lui. Cammino per una via poco illuminata; non faccio domande a chi mi accompagna…mentalmente cerco di togliere polvere ai miei ricordi scolastici <Dunque, Calipso era una ninfa, cioè una Dea di serie B, in quanto non abitava con gli altri sull’Olimpo ma abitava su un’isola…l’isola di…di..> OGIGIA! Praticamente l’ho quasi gridato e il mio accompagnatore si ferma guardandosi intorno. “Stavo pensando a voce alta…chiedo scusa” “Guardi che è meno complicato di quello che crede…si fidi”  ho voglia di rispondere in vernacolo romanesco, ma non risolverei il problema; mi sento presa in giro…che domande puoi fare a una che con le sua amiche ninfe trascorreva il suo tempo serenamente tessendo e cantando fino all’arrivo del tipo, sì lui, Ulisse, del quale s’innamorò perdutamente dopo averlo accolto reduce dalle tempeste di Scilla e Cariddi? Ora fin qui tutto nelle regole, solo che la poveretta per ben 7 anni visse con lui che invece non pensava altro che tornare a casetta sua…fece di tutto per convincerlo a restare con lei, gli volle donare anche l’immortalità, ma lui se ne voleva andare e punto e alla fine che successe? Che i boss dell’Olimpo ordinarono a Calipso di lasciarlo andare. E più ci pensavo e più mi agitavo: ma che razza di domande potevo fare a una povera crista che magari ancora se lo rimpiange? E scopro che Ulisse lo prenderei volentieri a calci.  Mentre mi lasciavo trasportare da questi miei pensieri, ecco che il mio accompagnatore si ferma e gira una strana maniglia a forma di sole “Siamo arrivati. Oltre questo muro si troverà esattamente davanti alla ninfa Calipso. Quando vorrà ritornare sarà sufficiente che lei ruoti una manopola come questa” “C’è una manopola a forma di sole anche dentro questo luogo?” “Non proprio…ha la forma di una falce di luna…ma anche la luna a volte può fare chiarezza. Buon lavoro” e mi apre decisamente la porta o quella che potrebbe essere una porta e sono dentro. Se ne è andato il fastidio iniziale e, forse per un senso di sorellanza, ho voglia di parlare con lei, che prima di essere una semidea è una donna innamorata abbandonata dal suo amato. Mentre procedo sento una voce che sembra un eco e i ricordi scolastici vengono fuori. E’ il canto di Calipso rivolto a Hermes perché lo riferisca agli Dei, un canto dove l’obbedienza di lasciarlo andare è tinta da un dolore straziante sapendo che lo perderà per sempre «Impietosi siete, o Dèi, e invidiosi più di tutti, voi che vi sdegnate con le Dee quando giacciono con gli uomini palesemente, se una di loro trova un amato marito…» e ricordo bene in quale punto dell’opera avviene: nel libro V.  Quando la voce tace ecco che lei mi è davanti. Non sorride, ma non è triste…è difficile da spiegare, ma sento che è così. “ Mi è stato ordinato di accoglierla e di rispondere alle sue domande…e anche questa volta obbedirò”  mi siedo su un tronco avvolto di edera. “Se devo essere sincera, non l’avrei mai disturbata…credo che viva ancora l’abbandono e onestamente non so se sia il caso di parlarne…” “E perché non dovrei? Gli Dei invidiosi mi hanno ordinato di lasciarlo andare, ma crede lei, crede davvero che un uomo avrebbe amato come lui mi ha amata per sette anni, se l’unico pensiero era tornare alla sua isola? Anche lui ha dovuto obbedire…tutti dobbiamo obbedire agli Dei…” “Lei lo ama ancora?” “Non potrei non farlo…si può vivere senza aria? Ulisse è stata e sarà sempre la mia aria…il nostro era un legame legittimo…era amore sincero e la rabbia non solo mia, ma anche sua, è perché il Fato ha diviso ciò che era unito con diritto e giustizia…” la guardo mentre parla…guarda il mare come se dal mare tornasse chi non riesce a dimenticare…e Ulisse mi irrita sempre di più. “Quello che mi sono sempre chiesta, perché agli Dei si concedono legami con umane e alle Dee no? Forse lei mi può rispondere” “Davvero le interessa? Sono cose antiche, sicuramente nel suo tempo non esiste più il diverso giudicare solo se si è maschi o femmine. Per loro, uomini e Dei, la legge e il rigore si alleggerisce. Che importa se la donna che vogliono è legata con un altro…loro la vogliono e ciò deve bastare, anzi il marito di lei sarà ben felice e onorato di crescere un figlio di Dio o di un re. Per noi no, per noi Dee infrangere la sacra unione di un uomo con un’altra donna è da condannare…e Ulisse, il mio Ulisse, era sposato…ma sono leggi e consuetudini antiche…lei non può capirle…ai suoi tempi questa differenza non ci sarà più…ne sono certa” avrei voglia di dirle che il matrimonio riparatore è roba recentissima, e che se una donna viene stuprata è sempre colpa sua, e che un uomo può sposare una ragazzina, ma se avviene il contrario allora c’è il reato di plagio…ma non le dico nulla…almeno l’illusione che sono usanze antiche non più attuate non me la sento di distruggerla. “Non mi guardi così…siamo tante … – e si ferma un attimo con gli occhi semichiusi – adesso ricordo soltanto Aurora…Demetra…sa, ultimamente penso sempre a… e di nuovo tace abbassando lo sguardo e io mi irrito sempre di più…poterlo prendere a schiaffi…e pensare che Ulisse era sempre stato una specie di icona per me: colui che sfida gli Dei, colui che usa il cervello per far terminare una guerra, colui che non accetta il quotidiano ma preferisce IL FOLLE VOLO… e ritorna la voce che mi aveva accompagnato all’entrata “Così ora contro di me vi sdegnate, o Dèi, perché con me sta un uomo mortale.” (v.129).

“Il suo nome significa OCCULTATRICE. E’ forse questo il motivo per cui lei tenne per ben 7 anni Ulisse nascosto affinché fosse ritenuto morto, persino dai suoi sudditi. Mi spiego meglio: pensa che la sua figura fosse inserita nell’opera perché fosse chiaro per molti il suo ruolo?” “Mi fa una domanda strana. Non so se questo fosse già stato deciso dagli Dei o se semplicemente si resero conto solo in seguito cosa era accaduto…L’isola di Ogigia è ai confini del mondo e il fumo dei sacrifici non sale fino al cielo. Quello che ricordo è soltanto un uomo naufrago, solo, di ritorno dall’Ade con l’anima lacerata dopo aver incontrato i compagni morti e sua madre…un uomo morto dentro…come potevo non accoglierlo fra le mie braccia…solo dopo anche il mio cuore lo accolse… no, non sono in grado di rispondere alla sua domanda, ma credo che nel fondo di ogni anima umana risieda la pietà e forse fu quella pietà che fece scrivere di me perché tutti, uomini e Dei, conoscessero cosa l’amore dà e cosa l’amore toglie” “Nella sua isola il tempo scorreva lentissimo, così come nel giardino delle Esperidi. Secondo lei perché questa differenza da altri luoghi terreni” finalmente si volta, mi guarda e mi regala un sorriso e la vedo bellissima…come poteva non amarla quel farabutto di Ulisse? “In questa isola così come nel giardino delle Esperidi, viene chi non vuole solo vivere, ma soprattutto conoscere” “ Si dice che furono le lacrime che Ulisse tutti i giorni versava dallo scoglio più esposto, guardando il mare, sperando solo di poter riprendere il suo navigare, a convincere gli Dei di comandarle di lasciarlo libero. Me lo conferma” Calipso si alza e un vento improvviso le gonfia le vesti e i suoi capelli sciolti  “Cosa crede? Che abbia chinato il capo muta? No, ho lottato, anche contro di lui…ho usato ogni arma, ogni inganno, gli ho fatto ogni promessa…e lui ha risposto con uguali armi per distruggere il mio ardore…l’obbedienza agli Dei l’ho dato solo quando lo avevo già perso, altrimenti avrei lottato ancora…lei è mai stata innamorata?…lei ha mai amato? Per amore si accetta tutto, anche discendere all’Ade, se può servire…e io ho fatto tutto…mi sono arresa a lui e non agli Dei…per amore, ma mentre lo chiamavo FURFANTE, gli carezzavo la mano…e poi ho lasciato che mi abbandonasse…” ora si siede di nuovo e le scopro gli occhi dilatati da lacrime che non vuole far vedere a nessuno; no, solo schiaffi no…anche un paio di calci al bell’uomo! “Lei forse non sa che quando abbandonò l’isola, Ulisse non arrivò subito in patria; pensa che fu un caso o anche in questo gli Dei misero il loro volere?” “Ci fu Circe e anche lei cercò di trattenerlo, ma il diverso fra me e quella donna stava nel fatto che io lo amavo…che io ancora lo amo…lei no, lo voleva soltanto per  suoi desideri…non si stupisca, sono pur sempre una Dea, anche se poco ho potuto per la mia vita…noi immortali tutto vediamo, tutto sappiamo…” “Chi legge l’Odissea legge che il suo amore per lui non era ricambiato…Odisseo nella sua immensa umanità, si sente ancora responsabile nei confronti del suo popolo, di suo figlio e anche di sua moglie e obbediente al Fato, ma  le permette di tenerlo prigioniero per molti anni” ride appena e mi sembra di sentire un canto di gabbiani “Dimentica quello che le dissi all’inizio. Sono gli uomini, gli Dei che dettano la morale e le colpe e anche le punizioni per chi infrange queste leggi. Se così fosse, se gli avessi fatto bere un sortilegio come Circe, allora sì che tale tesi sarebbe giusta, ma non fu così. Egli rimase con me per anni perché mi amava, anche se rimpiangeva il suo regno, il suo popolo, suo figlio. E queste cose si capiscono…si ricordano. E fu solo per questi ricordi che, nonostante il dolore imminente per il suo abbandono, lo aiutai a costruire un’imbarcazione e gli diedi abiti e cibo per il viaggio. Quando si ama, si ama sempre, anche quando sembra che tutto sia finito…se fosse come ha detto lei, mi sarei disinteressata della sua sorte” fra i rimpianti e i ricordi di Odisseo, Calipso non ha citato Penelope…e non credo che sia stato un caso. “In effetti vista così non fa una grinza. Eppure mi chiedo, perché lei mi sottolinea sempre che sono gli Dei a non aver voluto per lei la dolcezza di questo amore, mentre si legge chiaramente nell’opera che Atena riferisce a Zeus dove si trova Ulisse e con chi, con una Dea appunto che fa di tutto per fargli dimenticare Itaca, mentre lui invece vorrebbe solo vedere il fumo che balza dalla sua terra e si consuma nel desiderio che ciò avvenga?”  non risponde subito, sembra più interessata a intrecciare i suoi capelli “I peggiori nemici delle donne sono sempre le donne…per gelosia, per rabbia o anche per vendicarsi di una scelta che non fu fatta come avrebbe voluto…Paride diede il pomo ad Afrodite e non a lei…credo che da allora decise che nessuno doveva amare ed essere riamato…è una Dea che non perdona…tutti noi, uomini e Dei lo sappiamo bene” “Quindi nulla di più falso dell’accusa che Atena fece nei suoi confronti verso Zeus?” “Quale accusa?” “Come si legge all’inizio dell’opera che egli soffrisse dure pene” “ E come avrei potuto far soffrire chi per me era più caro di ogni vivente? Atena è una Dea potente e quello che vuole ottiene…e Zeus, suo padre, l’accontentò…e venne da me Hermes con l’ordine disumano di lasciarlo libero di andare…” ha un sospiro strano che somiglia a un singhiozzo represso…la mia irritazione cresce. “Quando giunse da me lui era sulla spiaggia e fui io a chiedere cosa volesse il messaggero degli Dei…e seppi…e il cuore si fermò…maledissi la mia immortalità…poter morire in quel momento…” “ Sapendo che Hermes nulla avrebbe potuto fare per aiutarla, perché gli parlò? Perché ricordò Aurora che si vide uccidere da Artemide il suo amato Orione, e Demetra che vide fulminato da Zeus il suo Iasìone?” “E cosa avrebbe fatto lei o qualunque altra donna sapendo che l’unica ragione della sua vita le sarebbe stato portato via?Invocai giustizia senza ottenerla…” “Forse dovremmo concludere qui questo parlare…so che farle ricordare tutto questo le fa solo del male…se vuole…” e faccio l’atto di alzarmi, ma la sua mano mi ferma “Poterlo ricordare ancora, ancora una volta…poter parlare di lui…del nostro amore…sì, fa male, ma è un male che mi rende sopportabile il mio tempo infinito da vivere…perché non è facile far capire quanto fosse giusto il nostro amore: obbedii, lo lasciai partire dandogli i consigli più giusti per evitare la rabbia di Poseidone e anche come tornare sano e salvo nella sua terra…solo l’amore benedetto da Afrodite può fare questo, non trova?” “Fu lei a informare Ulisse?” un solo cenno della testa che sembra far fermare il rumore del mare e il canto dei gabbiani. Non si lamenta, non maledice e tutto mi sembra innaturale. “Quale fu la reazione di Ulisse quando gli comunicò che poteva lasciare l’isola?” “Non credette subito alle mie parole. Egli è sempre stato diffidente e allora dovetti giurare oltre che sulla terra, sul cielo anche sullo Stige…il giuramento più grande e terribile, che era libero di andarsene e che lo avrei aiutato in qualsiasi modo, ricordandogli ancora una volta che il mio cuore non era fatto di ferro ma compassionevole e giusto” “ Lo fece per impietosirlo” “ Anche, ma soprattutto perché ricordasse per sempre di che materia è fatto il vero amore…per non farmi dimenticare completamente…” davanti a me non parla più una figura di contorno, ma una nobile anima che avrebbe meritato un destino meno crudele…chissà se Ulisse la rimpianse? “Non ha più domande da farmi? A cosa pensa?” “Stavo pensando al suo gesto, alle sue parole: lui l’abbandona e lei lo aiuta affinché il suo viaggio sia il più confortevole possibile…” “E questo le pare incomprensibile? Eppure non c’è molto da capire. Non avrei mai voluto perderlo, ma nel momento in cui lui decide di andarsene, non si può dimenticare il piacere che egli stesso mi diede, l’aiuto nel non farmi sentire sola e sarà normale che nasca la riconoscenza per tutto quello che si è ricevuto e il sentirsi felice per ciò che lui ha avuto da me. Il godersi l’un l’altro per un desiderio puro di congiungersi in un corpo solo, non può essere cancellato o trasformato in odio…ma solo se l’amore era stato voluto da entrambi…amore, capisce? Non possesso…non prigionia…” in effetti quello che la figlia di Atlante pronuncia senza amarezza, ma come se fosse una nenia, non fa una grinza da nessuna parte. La osservo: è veramente bellissima, ma la punizione degli Dei deve avere una motivazione più profonda e azzardo “Si racconta che le fu inflitto questo dolore perché, nella Titanomachia, lei si schierò dalla parte di suo padre ed è per questo che le Moire le mandavano uomini bellissimi ed eroici dei quali lei si innamorava e che sul più bello l’abbandonavano. Sono solo leggende o c’è un poco di verità in quello che ho detto?” “C’è sempre un poco di leggenda nelle storie vere così come c’è sempre un poco di verità nelle leggende. Certo che mi schierai dalla parte di mio padre; avrei dovuto tradirlo? Ed è anche altrettanto vero che le Moire facevano approdare alla mia isola, qui ai confini del mondo, di fronte alle Colonne d’Ercole, uomini belli ed eroici. Ma per loro io ebbi solo il dovere che si deve avere verso lo straniero: li rifocillavo, li tranquillizzavo, giacevo con loro come un dono per il viaggio che avrebbero dovuto a breve intraprendere…ma con lui no…quando lo vidi, distrutto dal vortice di Cariddi, fu improvviso e immediato il mio amore” “Anche da parte di Ulisse…come afferma, ma allora perché nonostante lei gli offrisse l’immortalità, lui continuava a rifiutarla? Se anche per lui c’era lo stesso amore nulla di meglio che viverlo eternamente con l’amata” ho esagerato, lo ammetto, ma a modo mio vorrei che lei lo vedesse per quel che era: uno che non schifava la bellissima ninfa, ma che pensava solo ai fatti suoi. Poi mi pento subito; ma che diritto ho di distruggere sogni e i ricordi? “So che lei soffre per me, lo sento, ma non deve affliggersi. Il mio tempo infinito si divide in due strade: nella prima vivevo felice con le mie schiave tessendo e cantando in un luogo con grandi alberi, sorgenti…la seconda strada è quella che mi ha portato all’amore…tutto era secondario…solo lui era davanti alla mia anima e al mio cuore…non c’era più la felicità serena, ma ben altra felicità mi accompagnava nei giorni e nella notti…e aveva un nome Ulisse…”  il suo sguardo è rivolto verso la grotta dove chissà quante volte si erano amati e mi riesce difficile credere alle lacrime di Ulisse che avrebbero costretto Atena a intervenire verso Zeus perché ordinasse alla ninfa di lasciarlo libero. E poi ragiono: quando Hermes porta l’ordine di lasciarlo libero, Ulisse si costruisce da solo l’imbarcazione e accetta i viveri e i consigli per la navigazione da Calipso. Se effettivamente avesse dovuto subire la prigionia, non si sarebbe mai fidato di lei…e così arrivo alla conclusione che anche lui l’aveva amata, ma così come abbandonerà di nuovo Penelope, una volta ritornato, per sfidare il destino ancora una volta, nello stesso modo abbandona questa ninfa che non lo dimenticherà mai e, guarda caso, secondo Dante il viaggio di Ulisse fu verso Gibilterra, o come veniva chiamata nell’antichità, le Colonne d’Ercole, per precipitare nel nulla in un folle volo, ma chissà perché mi balena un’idea nuova: e se invece avesse voluto ritornare da lei, dopo aver scoperto che con sua moglie non c’era la stessa magia. “E’ silenziosa…e forse anche per me è giunto il momento di tacere” “Ma non lo ha più rivisto? Era un bravissimo marinaio e avrebbe potuto ricordare come ritornare” non risponde “Sa cosa si dice? Che noi avemmo un figlio Latino, che però viene attribuito a Circe e anche un altro figlio, Ausone come l’Ausonia…si dice che fu Enea il padre dell’ Italia…si dicono tante cose…a volte leggendarie, a volte veritiere…ma quello che rimane sempre è il ricordo di chi ha vissuto sia la verità che la leggenda” questa volta devo andare via. La guardo allontanarsi; non mi saluta e sento di nuovo un canto di gabbiani. C’è una cosa che farò quando tornerò nel mio tempo: chiederò di non intervistare più donne…sono un budino fatto di sentimenti e di empatie e questo ascoltare le altrui sofferenze, di donne o Dee non importa, mi distrugge.  La strada adesso sembra più illuminata, anche se mi appare più lunga, ma devo arrivare dove c’è una maniglia a forma di luna per poter andare via e penso che anch’io la sto abbandonando… e intanto mi ritornano tanti ricordi…non pensavo che li avrei ricordati così chiaramente. Il testo conclusivo della raccolta L’ULTIMO VIAGGIO DI ULISSE, nei Poemi Conviviali del Pascoli, è dedicato a lei. Ed è Calipso che lo abbraccia e si scioglie in lacrime dolorose per averlo trovato esamine dopo aver perso i suoi compagni e la sua nave. E poi, con una strana associazione di idee, mi ritorna alla mente una musica…una canzone con il suo nome del complesso musicale LE ORME del 1979 e poi ancora il brano di Suzanne Vega del 1987 e se non ricordo male nel film LA MALEDIZIONE DEL FORZIERE FANTASMA del 2006 e poi ancora nel film AI CONFINI DEL MONDO del 2007. Davanti a me la maniglia a forma di luna; basterebbe non girarla e tornare da lei per dirle “IO NON  TI HO ABBANDONATO…RESTO CON TE…” ma come nella favola di Peter Pan ognuno deve stare nel suo mondo…anche e non sempre è quello che vorremmo…forse non lo voleva veramente nemmeno lui…

 

 

 

 

 

 

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