Intervista a Valentina Rosaroni a cura di Emanuela Arlotta

Ciao Valentina, sono molto lieta di ospitarti sulla rivista Volodeisensi Magazine. Tu sei una persona molto impegnata sotto diversi punti di vista, sei attrice e ti occupi anche di problematiche sociali. Vorrei farti delle domande per approfondire un po’ la tua conoscenza.
1)   Nella tua carriera artistica hai partecipato come attrice a diverse opere teatrali. Qual è il ruolo che più ti si addice o quello che prediligi?
Ciao anch’io sono contentissima di essere ospitata qui in questa rubrica che ritengo molto gratificante per un artista e ti faccio molti complimenti. Ho interpretato diversi ruoli, drammatici e più brillanti (vinsi un premio come attrice brillante nel 2002), ma ci sono due ruoli in particolare che amo molto e vorrei interpretare: Artemisia e fortunatamente un regista con cui sto collaborando, il bravo Lino Marrazzo, sta proponendo proprio questo spettacolo ad un teatro stabile con cui già sono stata in tournée, incrociamo le ditaJ! E l’altro è Sonia nel Zio Vanja di Ce^chov: Sonia è un po’ tutti noi Italiani oggi, dice “le cose vanno male  ma..lavoreremo….lavoreremo…”, magari potessimo dire lo stesso !:))) La sua forza è un grande insegnamento.
2)   Cosa significa per te recitare, cosa provi quando le luci si spengono e cala il silenzio?
La felicità che si prova quando si spengono le luci è paragonabile agli stati meditativi, sono gioie autentiche. In quel momento come attrice dimentico completamente quanto e se mi stanno pagando, perché la dedizione è comunque totale. Un attore non può risparmiarsi, e così anche quando ci si accosta ad una pratica spirituale, ti si chiede di essere là totalmente. L’attore in fondo è un po’ un solitario, uno che fa cose “sue”, va capito con l’anima.
 

 

3)   Cosa significa recitare oggi in Italia, quali sono le difficoltà che hai riscontrato nel corso della tua carriera?

Un disastro. Ho lavorato molto di più subito dopo l’Accademia (Paolo Grassi), oggi è davvero dura. Ho lavorato anche in un film quest’estate e ho fatto quest’anno una pubblicità per il Giappone, ma il fatto è che quando cresci cominci a diffidare di più di proposte teatrali che sembrano essere solo fumo, e insomma perdi quelle che magari 10 anni fa consideravi comunque occasioni. Comunque non demordo, negli anni ho avuto più conferme con il passare del tempo, e spero che alcuni progetti vadano in porto. Ho vissuto in Francia e recitato in francese, avevo portato uno spettacolo scritto da me, ma oggi io voglio restare qui, proprio quando tutti se ne vanno. Non si può risolvere tutto abbandonando il paese …
4)   Hai partecipato anche a qualche fiction e a spot pubblicitari. Qual è la differenza rispetto al teatro?
Sì ho lavorato con un ruolo in Vivere, in Nati ieri, Fine secolo per la regia di Gianni Lepre. La fiction è un ingranaggio, conosci registi che si vede che farebbero di più, meglio, ma devono correre. E a volte ti senti dire: sei brava, si vede che vieni dal teatro … però c’è stato un periodo in cui mi riconoscevano anche se il ruolo in Vivere era piccolo, e questo il teatro è raro che te lo dia. Per me però, come attrice, si tratta di attivare corde diverse di uno strumento; non mi sento sminuita in televisione, si può, si deve far bene lo stesso … La pubblicità è un attimo, una smorfia un sentimento monotematico un gesto un’emozione ingrandita, ma non è recitare.
5)   Qual è l’opera teatrale a cui hai partecipato che ti è rimasta di più nel cuore e perché?
Anche se negli anni ho fatto molti spettacoli (non quanti avrei voluto però), tra cui I giganti della montagna , Antigone e altri in Abruzzo, anche con lo Stabile, e ho lavorato con registi che ammiro molto come Claudio Boccaccini, Marco Maltauro, Sivio Giordani, Sebastiano Lomonaco, il mio primo vero “viaggio teatrale “ in tutti i sensi perché la tournée durò tre anni, fu La passione di Cristo, per la regia di Antonio Calenda, con lo Stabile del Friuli Venezia-Giulia, con Piera Degli Esposti ,Maximilian Nisi, Flaminia Fegarotti, Lucia Mascino. Fu un’esperienza di lavoro straordinaria, ma fu soprattutto un viaggio dentro me stessa, durante quegli anni scoprii molte cose di me che non conoscevo, ero felice, ma anche molto giovane. Antonio Calenda è stato per me un primo grande incontro teatrale, all’epoca era tutto un po’ magico, e spero comunque di lavorare ancora con lui, oggi che mi sento maturata come attrice.
6)   Tu, oltre ad essere una brava attrice, sei anche una persona che si impegna fortemente per difendere i diritti di chi è gay, omosessuale, bisessuale ecc. Vuoi parlarci di questa tua lotta contro l’omofobia?
La lotta contro l’omofobia per me è solo essere dentro la vita, anche la mia. Significa non arrendersi mai all’ignoranza e all’ottusità. Sostenere chi decide di avere un figlio, per esempio. E poi ho scritto e messo in scena dei testi teatrali per esempio con La manica tagliata di Modena, un’ottima rassegna teatrale lgbt. In Francia portai appunto uno di questi testi, che parlava di bisessualità, e lì fu proprio l’Arci lesbica ad essere un po’… turbata. Ultimamente sto anche organizzando un gruppo di studio buddista sull’argomento. E significa anche sensibilizzare la società all’ascolto delle proprie emozioni, perché molti, io per prima, abbiamo sofferto per la paura che alcune persone hanno della loro identità, e chi ne soffre a volte è la persona che si espone, quella coraggiosa. Ma oggi è soprattutto scrivere … per me.
7)   So che stai scrivendo un romanzo. Non vorrei che ci rivelassi nulla, solo a grandi linee l’argomento.
Sì, si chiama Terra in te ed è un diario narrativo che racconta il vissuto emotivo di due giovani uomini, due artisti, totalmente travolti dal loro sentire, ma divisi proprio dal modo differente con cui affrontano l’amore e la loro omosessualità. E’ un libro sulla delicatezza dei sentimenti, e sulla paura, nostra grande nemica. Ho ricevuto qualche proposta, ma cerco l’editore giusto, forse l’ho trovato…
8)   Cosa suggerisci a chi si avvicina per la prima volta al teatro oggi?
 
Suggerisco di studiare tanto, ancora e sempre, di leggere, di evitare scuole costose e inutili, di credere nella propria unicità, di puntare sull’autenticità … ma sono le stesse cose che mi ripetevo e gli stessi consigli che mi dò anche oggi .
 GrazieJ
 
                                   Emanuela Arlotta

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