Intervista a Mathilde Bonetti a cura di Cristina Rotoloni

Ciao, Mathilde, è un piacere averti con noi. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

 Ciao a tutti e grazie a voi per l’ospitalità! Di me c’è tanto da dire e presentarmi mi mette sempre in ansia… (nel senso buono, ovviamente!) Sono un’autrice da… da sempre. Ho pubblicato il mio primo libro a 22 anni, quando ancora facevo la giornalista e, oggi, ho addirittura due identità di scrittrice: con il mio vero nome, Mathilde Bonetti, firmo i miei romanzi per ragazzi, come il recentissimo Sulla Scia delle Comete (Piemme, il Battello a Vapore); con lo pseudonimo Mathilda Blake firmo invece i miei romance storici, che mi permettono di estrinsecare la mia natura da inguaribile romantica. Sono sempre stata convinta che l’amore sia la chiave di tutto, il vero motivo per cui siamo su questa terra.

Sono appassionata di vita, di animali, di ballo; adoro l’arte, la musica, il cinema. Vivo con 4 gatte, un marito di cui sono innamoratissima, la mia ispirazione e tanti sogni che cerco sempre di realizzare.

 Ami leggere? E qual è il genere che preferisci sfogliare?

Ho letto sempre tantissimo e di tutto, senza distinzione di genere o autore. Da ragazza facevo la lettrice per Euroclub e leggevo anche tre libri alla settimana. Oggi, scrivendo i miei e traducendo quelli di altri, non riesco a leggere per piacere, ma adoro i romanzi storici, soprattutto quelli di Alan Judd, adoro i vecchi classici (sto rileggendo Orgoglio e Pregiudizio per la centesima volta, ovviamente in edizione originale), e amo in modo viscerale i libri per ragazzi così come i romance ben fatti, meglio se in costume!!!

 Desideravi scrivere libri sin da piccola/o?

Sì!! Era il mio sogno di bambina. A otto anni ho scritto il mio primo libro che si intitolava Gatti Stregati. Non è mai stato pubblicato, ma mio padre lo custodisce gelosamente. A 14 avevo inviato il mio primo romanzo in Mondadori (purtroppo è stato rifiutato…). Ai tempi non esisteva il self ed era tutto più difficile, ma non mi sono mai persa d’animo!  

 Come è nata la tua passione per le favole e qual è il valore che gli dai?

La favola è evasione pura, soprattutto se per bambini. È un mondo dove tutto può succedere. Una vera Narnia. O un sogno a occhi aperti che prende vita attraverso le parole. Non ci sono regole, nelle favole, solo fantasia, l’altra anima della vita dopo l’amore. Ecco quanto valore do alle favole!

La mia serie di favole più famose, quella della Gatta Magica (Piemme – il Battello a Vapore) è ispirata alla mia gatta Fantàsia, che in questa serie di libri per bambini, vive nel regno di Oroburgo con la sua compagna umana, la principessa Lunadea e tanti amici: la fata Carboncino, il procione Ottoprociotto, la volpe Malicia, l’iguana Dina (Dinosaura) e il cervo di luce. Creare questi personaggi è stata la mia personale favola nella favola, perché ognuno di loro ha qualcosa da insegnare, un messaggio potente da trasmettere, un sogno da regalare.

La copertina di “Sulla scia delle comete” è molto bella e invitante, adatta al suo contenuto e allo stile narrativo, ma la trama e il titolo da cosa sono stati ispirati?

Sulla Scia delle Comete è il primo titolo che avevo dato a questo romanzo e per fortuna all’editore è piaciuto. La mia protagonista, una ragazzina bullizzata, anche se in un modo diverso da come conosciamo il bullismo oggi, esprime spesso il desiderio di volare sulla scia delle comete, che per lei significa fare nella vita ciò che si ama di più, ciò per cui ci si sente portati, perché solo così si potrà essere davvero felici.

Riporto qui lo strillo di copertina del romanzo, in cui credo di aver espresso benissimo il concetto.

Ti va di raccontarci quali sono i meccanismi che si instaurano tra la piccola Smilla e l’uomo che urla alle capre?

Per non rivelare troppo, posso dire che l’uomo che urla alle capre è il padre di Smilla, il capraro di Selvascura. La ragazzina, che ha perso la mamma da piccolina, è costretta ad andare a vivere con lui perché il nonno a cui era affidata viene a mancare. Da un giorno all’altro, Smilla si ritrova a vivere con un estraneo, purtroppo retrogrado, ignorante e arrabbiato con la vita.

Il bullismo, sotto varie forme, è un elemento di quest’opera. Quanto pensi sia fondamentale parlare dell’argomento in libri per ragazzi?

Io credo che siamo sempre artefici del nostro destino, anche nelle circostanze peggiori. Le nostre scelte, il nostro modo di agire e di reagire agli eventi determinano ciò che succederà poi. Tutti siamo o siamo stati bullizzati in qualche modo. Credo però che capire quanto potere abbiamo al riguardo non sia immediato e dare in mano ai ragazzi uno strumento come un libro in cui si parla di cosa possiamo fare e di quale atteggiamento assumere per cambiare la situazione sia importante per avere una prospettiva che non sempre è intuibile.

Ti pongo una domanda sulla scia della tua storia. Quanto è difficile trovare il proprio posto nel mondo?

Tanto, purtroppo. Spesso siamo allontanati dalle nostre passioni e dalla nostra vera vocazione da mille cose di cui non ci accorgiamo: i condizionamenti familiari, le influenze esterne, persino la cultura in cui cresciamo. Penso che già sia difficile individuare il proprio talento, che non sempre si manifesta dentro di noi in tenera età, figurarsi se ci sono poi ulteriori motivi di confusione. Se prendo me stessa come esempio, i miei genitori erano abbastanza contrari al fatto che volessi scrivere. Io ho avuto la fortuna di essere assunta in una multinazionale appena uscita dal liceo: avevo tante opportunità di fare carriera e guadagnare bene. Ma dopo sei mesi di lavoro in questo posto, mi sono resa conto che non stavo facendo ciò che mi piaceva e che tutta la mia giornata era assorbita da un lavoro insignificante, che non avrebbe lasciato niente a nessuno.

Quando mi sono licenziata, a casa mia è scoppiato il finimondo. Pur di scrivere per vivere mi sono messa a fare la giornalista per tanti anni, nonostante fossi ancora molto distante dal mio vero sogno di scrittrice, ma almeno… scrivevo! Se solo non avessi avuto la mia determinazione, mi sarei cercata un altro posto “sicuro”, con la garanzia di contributi e ferie pagati e di uno stipendio ogni mese. Come autore, ancora oggi nonostante 84 romanzi pubblicati, sono in balia del mercato, non ho ferie, non ho contributi, non ho una pensione e ogni volta devo farmi venire 4000 idee da proporre perché una vada in porto. Ma almeno so che scrivendo regalerò un sogno a qualcuno, che le mie parole resteranno per sempre, anche quando non ci sarò più e che il mondo avrà una memoria di me nelle pagine dei miei libri, in qualche libreria o in qualche biblioteca. E questo mi appaga più di mille sicurezze economiche.

Al momento stai lavorando a qualche altra favola, di cosa tratta?

Non per ragazzi, al momento, anche se so che a settembre di concretizzerà qualcosa. Per questa estate devo invece tradurre un romanzo junior e scrivere due romance storici. Fra l’altro, è imminente la mia nuova uscita Cuore di Ghepardo (Mondadori), prevista per i primi di agosto.

Ringraziandoti per aver risposto, ti pongo un’ultima domanda. Quali sono i tuoi progetti futuri verso i più piccoli, cosa vorresti realizzare per loro?

Mi piacerebbe molto riprendere gli incontri nelle scuole dove, prima della pandemia, ero spesso ospite come autore. Era un’occasione per promuovere i miei libri ma anche e, soprattutto, per sensibilizzare i ragazzi all’amore per la lettura e per la scrittura, cose per me molto importanti.

Inoltre, considerato il mio amore per il ballo di coppia, disciplina in cui sono stata competitrice internazionale e campionessa italiana, mi piacerebbe tanto avviare un progetto nelle scuole in cui insegnare il ballo di coppia ai bambini.

Grazie tantissimo per questa intervista e per avermi permesso di farmi conoscere. Un sorriso a tutti.

 

 

 

 

 

 

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One comment

  1. complimenti Mathilde, sono un tuo assiduo lettore, e ho seguito anche la tua carriera nel ballo.

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