Intervista a Katia Debora Melis

 

Ciao. È un piacere averti con noi. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Certo! Con molto piacere accolgo questo tuo gentile invito su Volodeisensi. Sono sarda, ma nata a Milano nel 1973. Ho investito tempo e fatica, fisica e mentale, in anni di studio orientato alle Lettere classiche e alla Filosofia, settori nei quali ho conseguito le mie lauree, ai beni culturali in genere, specie archivistici e bibliotecari, approfondendo poi altre tematiche. Amo da sempre la pittura, il disegno e la scultura, nonché la poesia, mio grande amore. Ho avuto la grande fortuna di respirare un’aria intrisa di amore per la bellezza, gli studi, la lettura e la creatività artistica già dall’infanzia, in famiglia e questo sicuramente ha posto le basi per tutte le mie scelte formative, professionali e per le passioni che amo coltivare. Ho una vita abbastanza impegnata: lavoro in una Pubblica Amministrazione, nel campo dei Beni Culturali, dopo essere stata bibliotecaria e avere poi insegnato come docente di ruolo per svariati anni nei Licei scientifici. Ho due splendidi figli (core de mamma) che assorbono tante delle mie energie, ma che d’altro canto sono a loro volta fonte di rinnovata energia.

Ami leggere? E qual è il genere che preferisci sfogliare?Adoro leggere, fin dai primissimi libri dell’infanzia, che in casa non sono mai mancati. Una passione che col tempo è cresciuta, quella per la lettura, e che si è modificata e ampliata con le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, come l’avvento di internet, prima, e degli ebook poi. Un patrimonio sterminato di libri di cui prima non avrei potuto raggiungere nemmeno i dati essenziali per rintracciarli, se non, e solo in parte, in biblioteca, luogo “sacro” e meraviglioso, custode di universi resi disponibili a tutti.

Amo quasi tutti i generi, ma certamente i miei prediletti sono la poesia, la saggistica in generale spaziando in tutti i campi del sapere, i romanzi storici, di formazione, i thriller-noir, i fantasy, tantissimo i distopici. Poi un posto speciale hanno i libri per l’infanzia e per i ragazzi. Beh, a parte il genere rosa e il romance, che non mi attira per niente, leggo davvero di tutto!

Desideravi scrivere libri sin da piccola?

 Da piccola scrivevo molto. Avevo i miei diari segreti, custodi di pensieri e, nella preadolescenza e prima adolescenza, anche di versi, tantissimi. Poi finiti in un falò, salvo pentirmi un po’ di anni a seguire. Diciamo che l’idea di scriver, come pure la pratica, c’è sempre stata, mentre il desiderio di pubblicare è venuto in seguito, con l’affinarsi di conoscenze, competenze e, spero, anche di capacità, ma soprattutto, di una maggior sicurezza e consapevolezza.

Quando hai iniziato a pubblicare i tuoi libri e qual è stato l’incentivo per iniziare?

Il mio primo libro è stato pubblicato nel 2007, ma raccoglieva versi composti nel quinquennio precedente, quei pochi che avevano superato il mio severo giudizio.

Ho deciso di pubblicare libri dopo che già alcuni miei contributi d’ambito umanistico erano stati pubblicati su riviste accademiche, per cui si trattava di testi definiti “scientifici”, attinenti alle discipline di studio. Ma la passione e la motivazione erano le stesse. Così ho iniziato e continuato questo percorso, impegnativo, a volte non semplice, ma sicuramente capace di contribuire alla crescita umana e culturale, grazie a una sempre maggiore condivisione di scritti, opinioni, esperienze.

Se dovessi definire la tua penna come ti considereresti? Descrivici pregi e difetti del tuo stile.

 Una penna che non mi fa da scudo, mai. Mette a nudo pensieri, riflessioni, emozioni, mie o altrui, poco importa l’appartenenza iniziale dello miccia. Quel che esplode vuole andare lontano, raggiungere gli altri. Si scrive per sé, ma se si pubblica, si scrive in fondo per un “noi”. Il pregio forse è proprio questo: ma ricerca di raggiungere gli altri, che siano uno, cento o mille. Il difetto? Forse la brevità, il rifuggire da quella parola in più che per alcuni potrebbe essere maggiormente chiarificatrice, didascalica, ma che, al mio discorso, a quella precisa immagine, per me, sarebbe di troppo.

Da cosa prendi spunto per realizzare i tuoi libri?

Tutto contribuisce alla nascita di un progetto editoriale: esperienze personali, accadimenti storici o naturali, relazioni. La mente e il cuore assorbono tutto e la poesia è famelica, a sempre troppo poco spazio e se lo cerca, lo avvinghia anche, e soprattutto, quando tu non te l’aspetti.

Se dovessi dare un consiglio a qualcuno che sta intraprendendo questa strada, cosa gli diresti?

Crederci sempre, credere in se stessi e nel proprio “progetto”, ma essere umili, informarsi, leggere molto, moltissimo, di tutto. Confrontarsi con altri scrittori e con altri lettori. Non avere timore di esporsi, accettare i rifiuti e le critiche come primo passo versa la propria crescita e come strumento di miglioramento. Non scegliere la strada più facile e più veloce per la fretta di arrivare. Dove? Esiste davvero un punto d’arrivo? Bisogna davvero avere chiaro cosa si vuole e impegnarsi a fondo quotidianamente.

Al momento stai lavorando a qualche romanzo, di cosa tratta?

Ogni tanto scrivo anche pagine di narrativa, qualche breve racconto e alcuni in passato hanno anche ricevuto dei riconoscimenti. Al romanzo ci penso e ci lavoro da tempo. Ma è un progetto che deve crescere e nascere in consonanza con me, con la mia interiorità e non per mere ragioni editoriali. Chi ha letto alcuni passaggi ha espresso un parere positivo, ma io non ho fretta. Si tratta di qualcosa di molto legato all’interiorità, processi mentali, psicologici, e sociali. Vedremo se il tempo ci porterà questo romanzo!

Ringraziandoti per aver risposto, ti pongo un’ultima domanda. Quali sono i tuoi progetti futuri e come ti vedi da qui a 10 anni?

 Nel mio futuro vedo ancora tanti libri da leggere, tanti incontri con autori e lettori, molte pagine che saranno scritte e altre che rimarranno nei segreti del cuore, ma vedo anche tanta speranza che la condivisione di cultura e bellezza, di sapere e di saperi, possa ancora e sempre più contribuire a migliorare la società civile e le condizioni di vita di tanti ancora esclusi. Mi vedo così, a sognare questo e cercare di realizzarlo! Grazie a te Emanuela per avermi regalato questo bel momento.

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