Intervista a Giovanni Boschetti

Ciao. È un piacere averti con noi. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Mi chiamo Giovanni Boschetti, esperto nell’ arte delle Antiche Icone Russe e nell’arte delle Avanguardie Russe.

Scrittore da sempre di pubblicazioni d’arte. Scrittore di romanzi da pochi anni. Anche se il mio primo libro, non di arte, del 2015, è una storia meravigliosa per bambini.

Desideravi scrivere libri sin da piccolo?

Leggevo molto ed ero il protagonista dei miei eroi.

I personaggi dei miei libri uscivano dalle pagine di ciò che leggevo, danzando e schierandosi per dare vita a sarabande variopinte e gioiose. Ogni storia aveva i suoi personaggi che, insieme a tanti altri, componevano nuove storie nella mia mente.

Una stagione felice, felicissima, insieme ai miei unici eroi, unici in quanto non potevano rientrare nelle loro storie senza sentirsi smarriti e solitari. Diventavano a loro volta nuovi idoli per bambini.

Così mi sembrava che il mondo magico delle fiabe, delle storie, del mistero e degli Angeli diventasse un tutt’uno.

Come potevo desiderare di scrivere quando avevo innanzi a me un mondo già scritto nella mia mente che variava a mio piacere?

Quando hai iniziato a pubblicare i tuoi libri e qual è stato lincentivo per iniziare?

I romanzi da qualche anno. Il primo, “Le sette porte – il sogno di un Amore” è del 2021. Ho impiegato tre anni per comporlo, una fatica letteraria non da poco. Se vuoi ne parleremo in un’altra intervista poiché la storia molto umana si fonde con una storia spirituale.

L’incentivo? Brutto termine!

Mi sa tanto di compravendita. No, un libro per essere scritto non ha bisogno di incentivi, bensì di motivazioni.

Avevo il desiderio di esternare un’esperienza di vita vissuta. Non più giovanissimo, anzi nella tarda maturità, si sono accumulate esperienze di ogni genere. Conosci alla perfezione i fatti come si svilupperanno e come si concluderanno. Meglio di così. Per cui, utilizzando l’uomo e la sua umanità, ho cercato di raccontare storie vissute e che ogni uomo potrebbe vivere e raccontare.

Se dovessi definire la tua penna, come ti considereresti? Descrivici pregi e difetti del tuo stile.

Non risponderò a questa domanda.

Cosa vuol dire “come mi definirei” dovendo raccontarti i miei pregi e difetti? 

Vuoi che ti dica che scrivo bene, che ho la capacità di sorprendere il lettore rendendo semplici argomenti complessi?

Vuoi che ti dica che non sono prolisso o che non utilizzo parolacce o scurrilità o volgarità?

Vuoi che ti dica che amo i miei personaggi al punto di “sacrificarli” per non lasciarli liberi di vivere senza di me?

O preferisci che ti sveli quali sono le mie fonti di pensiero? E gli Angeli dove li mettiamo? E Dio? Sì, proprio Lui che indirettamente è presente forse perché da troppo tempo si sente solo senza le creature da lui generate?

O devo raccontare di maledizioni, sogni, morte o vite spirituali? Hai mai sentito parlare dello specchio della Vita? E dell’Amore? Sei mai stata inebriata dal profumo del trascendente o da quello del bergamotto?

No, non sono pazzo. Soltanto uno scrittore che intriga il lettore, lo coinvolge, lo avviluppa in un tenero bozzolo per risvegliarlo nei pensieri di una bellissima fantasia onirica.

Da cosa prendi spunto per realizzare i tuoi libri?

Per essere sintetico esprimerò la risposta con un solo vocabolo: Umanità. Con la U maiuscola, quella pregna di naturalità intrisa di spiritualità. Soltanto così l’uomo può definirsi tale.

Nei miei scritti parlo dell’uomo con tutti i suoi limiti e pregi, ritenendolo un animale pensante con la propensione alla negatività. Perché? Perché l’uomo moderno e quello contemporaneo hanno speso e stanno consumando la loro esistenza per inseguire la modernità infarcita di tecnologia. Così facendo  stanno inaridendo il loro cuore relegando la spiritualità altrove e non chiedendosi più dove andrà la loro essenza dopo la vita terrena, godendosi soltanto di quel poco che la vita stessa ci offre.

Termino con un breve pensiero del mio primo libro “Le sette porte – il sogno di un Amore”.

“Quando morirò desidero che il mio corpo venga rispettato e ben composto. Voglio essere sepolto sotto un albero secolare, così da nutrire le cime più alte per assistere alle vicende umane per ancora molto tempo. Mi piace l’Umanità! […]”

Se dovessi dare un consiglio a qualcuno che sta intraprendendo questa strada, cosa gli diresti?

Che cambi mestiere, qui, in questo settore, non vi è alcuna soddisfazione soltanto “carne da macello”.
La letteratura ha già i suoi principi e vassalli. Tutto è già stato scritto nel migliore dei modi.
A quale scopo scrivere per buttare denaro a scaltri editori che, sfruttando l’ingenuità di chi scrive e   prospettandogli un insuccesso se non si affidano a editori più avvoltoi che imprenditori, ti fanno sognare un premio Nobel per ogni libro scritto.

Lasciate perdere, o ingenui scrittori! È vero, anche Leopardi si pagava la stampa dei suoi libri. Ma vi sentite tutti come un Leopardi o un Manzoni? Su 100.000, ripeto centomila, forse uno riesce. E anche chi viene premiato lo è per tenere in piedi il circo e la giostra dell’editoria. Un business da milioni di euro all’anno.

Lasciate perdere, scrivete e riponete nel cassetto dei sogni le vostre inutili visioni.

Al momento stai lavorando a qualche romanzo, di cosa tratta?

Una risposta ripetitiva, la mia.

Sì, sono già pronti due romanzi e uno lo sto ultimando.

Di cosa scrivo? Dell’uomo con tutte le sue virtù, i suoi pregi, i suoi limiti, i tanti difetti, le sue aspirazioni, il desiderio di appartenere a qualcosa o qualcuno, la paura del Nulla, l’amore, la solitudine, le varie età della vita. E ancora, la cupidigia, la guerra, l’infanzia, i sogni, le realtà oniriche, il tempo…
Cosa posso dire ancora se non quello di seguirmi nelle mie scorribande letterarie per cogliere il senso della propria intimità, ma pure l’autodeterminazione della realtà nella vita quotidiana.

Non siamo nati soltanto per vegetare, bensì per vivere. E la vita ha un senso se ne cogli l’essenza.

Ringraziandoti per aver risposto, ti pongo unultima domanda. Quali sono i tuoi progetti futuri e come ti vedi da qui a 10 anni?

Anche qui ho già risposto per quanto riguarda il prossimo futuro letterario.

Nella vita? Non ha futuro la vita; la vita è un eterno presente che si dipana e si riavvolge come un gomitolo di lana. È già tutto lì, basta soltanto cogliere il meglio…

Fra dieci anni vorrei essere nella dimensione che è il leit-motive dei miei stessi libri.

Link dacquisto del libro:

https://www.amazon.it/Putin-LAngelo-Dio-Giovanni-Boschetti/dp/B0B4HDKV6J

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