Il petalo di rosa

 

Piangeva a dirotto la sua anima, sgretolata sotto il peso della mancanza, dell’illusione ormai disillusa di un amore scoppiato come un temporale improvviso d’estate. Sentiva il tremore del cuore che si impossessava del viso bagnato di sale e asciugava il silenzio tamponandolo con la ragione, che gridava che era meglio così. Ma quell’assenza si spandeva nello spazio circostante e si ripiegava sui suoi sogni smarriti, su quel viso morbido tra le sue mani e su quegli occhi sospesi nell’aria che la guardavano in continuazione dall’oblò dei suoi ricordi. Si lasciava prendere e gettare come un cartoccio in preda all’emozione, alla passione che la spingeva verso quelle labbra di zucchero filato che le mordevano la carne e il cuore respirandogli dentro il mistero dell’amore.

 Erano giorni di mancanza ininterrotta e piangeva e singhiozzava senza vergogna in quella stanza d’albergo in cui tutto era iniziato e finito come un quadro dipinto e consegnato al mondo senza un autore. E si strappava i capelli nella consapevolezza di quel lascito di dolore che le spaccava il cuore, e le rendeva il giorno incolore. Prese tra le mani un petalo di rosa e lo soffiò via facendolo roteare nell’aria, e dipingendo di rosso quello spazio atemporale prima di gettarsi nel vuoto della finestra spalancata. Roteò nell’aria come quel petalo scarlatto, gettato nell’abisso vorticoso del nulla, e si ricongiunse coi suoi desideri più profondi , annidando la sua essenza tra i capelli color miele di quell’uomo ignaro da cui quell’anima mai più si separò…

Check Also

Ti immagino

TI IMMAGINO Un racconto di Marco Mazzanti Poche ore, ancora, e sarai qui. È stato …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.