Fantasia nociva

La senescenza è cambiamento radicale… Ci si concede a un riposo, spesso forzato, difficile da accettare.

Stavamo, io e mia moglie, decidendo il da farsi, quell’anno, o meglio, per l’estate (due anzianotti senza figli, che avevano sempre sgobbato, nella vita).

L’attività ceduta con discreto profitto, la vendita dell’immobile; entrambi potevamo godere finalmente dei frutti del lavoro (i dolori, non proprio i primi acciacchi veri, iniziavano a farsi sentire: tempi giusti per ritirarsi in santa pace).

Certo, la pensione non è molto consistente, comunque si sopravvive discretamente.

Proprio qui, sta il punto… due pensionati, cosa avrebbero fatto, dopo, tutto il giorno?

Con i bei soldini raggranellati volevamo andare in qualche bel posto caldo, tipo le Canarie, dove avremo curato meglio la salute, in particolare i reumatismi di cui Adele soffre.

I nostri progetti prevedevano di partire, lasciare definitivamente l’Italia, per gli anni seguenti che ci rimanevano da vivere.

Ma l’estate stava arrivando…

L’offerta sul giornale appariva molto allettante, tanto che, subito dopo esserci informati, decidemmo di accettare.

Firmammo il contratto con l’agenzia per un’intera stagione, presso un rinomato e raffinato hotel lungo la costa adriatica, con incluso ampio accesso a spiaggia e ombrellone, in prima fila fronte mare. Una pacchia.

Gli occhi di mia moglie brillavano, guardando le foto dell’opuscolo, sognando l’ozio futuro, giorni bellissimi lungo costiere deserte di isole esotiche.

L’ultimo addio all’Italia, un antipasto di riposo prima di un definitivo, lungo soggiorno all’estero.

Dopo, non saremmo più tornati.

Le cose in Italia si mettono male.

Criminalità, targhe alterne, caos generazionale, il costo di mantenimento di una macchina, le tasse, lo stress, l’inquinamento. Mai una vacanza finora.

Dall’estate sarà eterna vacanza; un caldo confortante allieterà fino alla dipartita. D’altronde, non avendo prole ed eredi, a chi lasciamo i soldi? In beneficenza?… Abbiamo deciso e così sarà.

Intanto ci si trasferisce armi e bagagli, in questo hotel con una bella spiaggia lunga, confort e tanta gente gentile. Bellissimo! Durante questi anni sognavamo spesso di chiudere il negozio, abbassare le saracinesche, per un po’ di mare o di montagna.

Ma, si sa, tra il dire e il fare… siamo sempre rimasti a casa nostra durante le ferie, per un motivo o l’altro.

L’hotel è il massimo, si mangia due volte al giorno, pranzo e cena, serviti e riveriti; la colazione è abbondante: puoi andare nel locale ristorante di primo mattino, dalle sette, fino alle dieci.

Uno spettacolo vedere la tavola imbandita, questi frutti che escono come castelli intorno alla fontanella, al centro dell’enorme salone. Famiglie di tedeschi che divorano fette di salame, ingurgitano paste, ingollano miele, succhi di frutta, spalmano burro e marmellata su pane nero come il carbone. Che felicità vedere tanta abbondanza, tale zampillante salute uscire dalle bocche sfamate, cremate labbra di teutonici individui profumanti di essenze al cocco già unte sulla pelle. Certi odorini…

Questo sistema di vita è proprio incredibile, godi dei visi paonazzi, scoppiettanti di vigore. I saluti, sempre, come rintocchi d’orologi, perennemente incantati a suonare. Un cu-cu! continuo dentro gli androni, negli incroci umani all’aperto, tra i selciati, nei giardini splendidamente fioriti tra le aiuole, seduti sulle panche, tra le sdraio, sotto gli ombrelloni. Tedeschi… troppo forti vederli… attrezzati di tutto punto per catturare un granchio nell’arena. Salutano, dentro ciambelle strettissime, con il pancione che trasborda ricchezza di grasso, canotti, canoe, scialuppe, sprofondanti in mare aperto sotto il peso dei loro sederoni.

A sedici anni sono belli, razza ariana pura.

Poi col tempo snaturano, diventano come cotiche erbose ben nutrite dal concime, sempre più pieni. Pochi si salvano, devo ammettere. Anche qui, in questo hotel. Buongiorno, buonasera. Ancora. Arrivederci. Un inchino. Molto gentili e simpatici.

Li trovo buffi, veramente… Alla sera, con i vestitini a merletti, le donne, cariche cosmetiche, pelle ben bronzata, si avvicinano al bar per una danza, a richiedere un valzer all’orchestra.

Devo abituarmi a questo, lentamente.

In ogni parte del mondo ci sono turisti, anche dove andrò, io stesso lo sono, per adesso…

E così trascorro i primi giorni: osservando queste persone.

In spiaggia leggo il giornale, faccio qualche bagno.

Ancora di italiani non se ne vedono tanti, la piena stagione arriverà a breve.

Ecco, la prima famiglia, in parte di noi, con l’ombrellone.

Saranno pieni di soldi, possono permettersi uno stagionale pure loro.

C’è la mamma, di circa trentacinque anni, e i due figli, un maschio e una femminuccia, tredici e otto anni rispettivamente. Lo sento dai discorsi, quando il papà viene a trovarli la sera, verso tardi. Due marmocchi ben nutriti, quasi come i tedeschi. Il padre, leccato e pettinato, si cambia nelle cabine e incomincia a conversare di borsa, di indici e valori, numeri escatologici che non capisco bene.

Alla fine odo il nome della fuoriserie parcheggiata in albergo e capisco gli enormi problemi che soverchiano la famiglia. E sì, perché lui deve partire nei prossimi giorni, destinazione estera, per curare gli interessi della ditta. Lascia la macchina alla moglie e ai figli, può servire… Starà via qualche mese, giusto per l’estate, l’ovile sarà sguarnito per un po’ della sua presenza.

“Voi state qui, che vi fa bene un po’ di sole, il mare…”

Cavoli, tre mesi pagati in villeggiatura. Beati loro…

Sorrido felice: anch’io adesso faccio parte di questo mondo, assieme a mia moglie Adele. Stendo l’asciugamano sopra la sdraio, all’ombra. Mi rilasso sopra supino, chiudo gli occhi. Non proprio vip, very important persons, ma poco ci manca. La leggera brezza mi fa addormentare. Sogno di Capablanca. Voi direte: ma chi è Capablanca?… Lo so io, chi è, Capablanca. Per uno che non gioca a scacchi, per pura e semplice informazione, è come dire Valentino Rossi con le moto. Un grande scacchista del passato, come Fisher, il grande Bobby Fisher… Sogno le partite, fin di notte, quando riposo, dopo il lavoro, in treno, quando andavo al circolo a sfidare la gente. Partite infinite, pomeriggi pieni, che adesso non rifarò più. La mia grande passione. Ho un computer, di quelli portatili, ed in stanza, nelle ore più calde della giornata, sfido l’avversario virtuale dentro il processore. Il programma, finora, ha sempre prevalso: certe batoste mi ha dato… in poche mosse addirittura. Su un centinaio di partite… facciamo un tre, quattrocento veramente… ho vinto due, tre volte… poi non so se ho vinto, mi sembra, almeno credo… L’elaboratore si blocca quando sono in grande vantaggio di gioco, si pianta, e non vuole saperne di ripartire subito. Devo spegnere e riaccendere. Un amico del circolo sostiene che è normale, perché il sistema, messo con un grado di difficoltà elevato, non prevede la sconfitta… Quindi nemmeno il gusto di vincere ti lascia, quello… Le patte sì, quelle le prende: tre o quattro, conteggiate, sempre al limite, risicate con difficoltà enorme. Partite lampo, quelle che durano al massimo due, tre minuti… lì perdo sempre, costante. Vedo i pezzi muoversi rapidamente come razzi, per dare scacco matto in un battibaleno.

Josè Raul Capablanca, il grande giocatore cubano… contro Levenfish: Mosca 1935… Demolire l’avversario lentamente, progredire con precisione scientifica… Capablanca, grande esperto di finali… 17 Dh3!!

È bello avere il computer, giocare con una dolce musichetta in sottofondo: classica o jazz di quelli che piacciono tanto, Lee Morgan, Freddie Hubbard. Calmano, fanno stare bene, rilassato, come adesso… sento il suono del mare, delle onde; ritmo ipnotico, quiete. Sto partendo, mi addormento…

Il ragazzino del vicino decide che non posso riposare: una badilata di sabbia, raccolta con la paletta d’ordinanza, arriva giusta in bocca, nell’istante di ricongiungimento dai sogni con il nero più profondo. Robe da infarto.

Sono già debole di ventricolo, figuriamoci il miocardio.

Sobbalzo sulla sdraio, sputacchiando intorno… Proprio quando sentivo “the rumproller” ritornare tra i ricordi, quella soave musica di Lee Morgan; dolce tromba spezzata… rimembrava nell’oblio, scalando meteore di illuminante saggezza scacchistica.

Musica, come il suono dell’acqua. Da ricordare.

L’acuto del bimbo tremendo dopo la vangata…

Un diktat imperioso, afferro secchiello, formine, paletta e l’escavatrice mentre la mamma osserva stupefatta.

“Scusi sa, sono bambini…”

Bambini un cazzo!

Questo voleva sotterrarmi come un indiano, per poi usarmi come totem.

Devo rimanere calmo, altrimenti denunciano, querelano, non so cosa potrei combinare… Ho fatto bene a non voler figli, li ho sempre odiati i mocciosi, le loro insulse petulanti domande, sono sempre agitati… avessero tutto il giorno peperoncino su per il culo…

Adele è d’accordo, i mocciosi sono problemi; ha il terrore della sofferenza, la fatica a concepirli, gli sforzi per crescerli.

No, no, no, meglio soli, tranquilli, nessuno che tormenta l’esistenza con richieste assurde… magari ti cresce stupido o diventa drogato: sai come è bello…

Sputo saliva e sabbia mista ad acqua di mare schifosissima, salata.  Questo imbecille concentrato in quattro arti e un po’ di budella ride come un deficiente, felice e orgoglioso di avermi rovinato il riposino. La sorella, quella sì, che è tranquilla. Gioca tutta la giornata con le bambole sotto l’ombrellone, senza fiatare, quasi apatica. Forse malata?… Sì, abbiamo compiuto un atto di vero coraggio, a non avere figli.

Decido di tornare in camera mentre Adele ride allegramente, guardando il bambino terribile che continua imperterrito la guerra tra le buche.

Accendo il computer, il lettore musicale.

Questa sera qualcosa di calmo, una chitarrina di Cardoso, Segovia, qualche spruzzo di etnica, tipo Dave Valentin, per finire col concerto per Aranjuez di Miles Davis.

Ecco, sì. Ci vuole proprio.

Studio qualche partita, penso a Fisher; è la volta buona che l’analizzo bene per due orette, non vado a cena, la salto, studio e basta. Quel piccolo genio che a quindici anni diventò campione degli Stati Uniti e a ventinove campione del mondo, l’incontro del secolo, contro il grande Boris Spassky.

Bobby fu il primo al mondo ad andare sopra i 2700 punti  ELO: esattamente duemilasettecentottanta.

Non sopporto i talenti estrosi, coloro a cui la vita dispone ogni cosa come fili d’erba da raccogliere semplicemente, con facilità.

Non tollero un ragazzino pieno di bambagia che si permette di rovinarmi il riposo, anche se Adele la mette in ridere.

Non gradisco nemmeno più gli scacchi, Bobby Fisher e le sue aperture.

Stomacato.

Mi girano.

Una doccia, chissà che non mi calmo…

Ecco, Erik Satie, Gymnopédies, come sono rilassato… Ci voleva proprio, una bella doccia, con l’acquetta dolce, fresca, oh, sì, calmo, così, oggi non serve la pastiglia per la pressione, adesso sto meglio.

Quella piccola peste, domani lo rovino, gli riempio il sedere di scapaccioni, arretrati compresi… Adele sarà ancora là “ma come è bello, ma come è buono…”

Tutte balle! Se potessi ucciderlo, subito, con le mie mani!

Osservando la linea d’acqua all’orizzonte, il giorno dopo, tutto appare luminoso, più solare, e dalla spiaggia, vicino al bagnasciuga, non noto il monello che sta annegando in una pozza d’acqua salmastra.

Come un deficiente annaspa ingurgitando saliva e flutti di mare, tra le alghe e le ochette di plastica.

Quanti bei castelli di sabbia!

Tunnel ed insenature percorsi dalle maree, scavi già realizzati e pronti per essere distrutti.

Calma di vento.

Sento un “gurgle, gurgle”, forse vuole dirmi qualcosa… mi giro dall’altra parte, faccio finta di non sentire.

La giornata è splendida, meglio non rovinarsela.

Catturo gli ultimi istanti del soffocamento, ha bevuto, poverino.

Adesso è morto, cazzo… altrimenti è meglio di Maiorca.

Tre minuti per un bambino, è un record.

Le ultime immagini che ricordo sono quelle mentre scalcia, probabilmente nessuno gli ha insegnato a nuotare.

Torno sotto l’ombrellone, complice l’isolamento del posto, e mi siedo. In lontananza vedo un corpicino prendere il largo, solo soletto. Che pace, che tranquillità, di primo mattino.

Solo i vecchi e i ragazzini nevrotici frequentano la spiaggia a queste ore: perché i primi dormono poco e sono costretti ad alzarsi presto, mentre i secondi occupano la giornata il più intensamente possibile; ben sapendo entrambi che quel che si perdono oggi, nessuno potrà tornarglielo un domani. Ai fanciulli è concesso tutto, così ne approfittano, incrementando fino allo sfinimento la voglia di agire.

“Scusi signore, ha visto mio figlio? Quel bambino che ieri le ha tirato la sabbia…”

“No, mi spiace, sono appena arrivato. Ha provato a vedere là dei gelati? Cosa vuole, sarà andato in giro a giocare, qui sono giorni che non passa mai nessuno, la mattina.”

“È strano, dalla camera dell’albergo l’avevo visto scendere giù di corsa verso la spiaggia…”

“Un terremoto simile l’avrei notato, non le sembra?”

“Ha ragione, mi scusi ancora, sa come sono, questi ragazzi…”

“Vedrà che torna, prima o poi tornano, tornano tutti, quando devono mangiare…”

“Se è andato in acqua, lo ammazzo! Glielo ho detto cento volte: finché non fai il corso di nuoto, niente bagni!”

“Starà scavando qualche bella buca di sabbia da qualche parte, per poi sotterrarsi dentro come gli indiani, con la testa fuori.”

“Se lo vede mi farebbe una cortesia? Può chiamarmi? Torno dentro, c’è mia figlia col mal di pancia… Grazie!”

 

Esistono diverse teorie sul ritrovamento dei cadaveri in mare.

Alcuni sostengono che, in base alle diverse circostanze, in media dopo tre giorni riaffiorano a galla. Altri che possono resistere settimane, sballottati dalla corrente, portati fin in mare aperto. Che ritornano con la nuova luna o il cambiamento delle maree. Spesso non vengono più ritrovati, rimangono dispersi. Chi l’ha visto? Traffico d’organi, pedofili, ragazzini rapiti e poi mandati a rubare…

Chissà che non impari qualcosa di utile, finalmente, là dove è…

La nave ammaina le vele

svolazza la bandiera

tra un poco un altro molo

e una speranza,

attracchiamo i nostri cuori

recita la vita

rimettiamo gli ormeggi.

Poi, ripartiremo…

Addio…

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