12 ottobre

Entravano piano i treni in stazione
a ottobre Milano ha già dimenticato l’estate;
c’è chi cammina felice
nel vento muove le ali,
c’è chi invece la vita
l’ha dimenticata tra i pali.
Ognuno appeso ai propri pensieri
come panni stesi,
intanto il sole si alza
come una bambina da un prato.
Poveri Cristi stesi a terra
nessuno se ne cura,
gira un gran freddo tra queste valli
forse non ci si ama più.
Ti accarezzo i capelli
grano che punge le mie mani,
lo faccio per l’ultima volta
senza saperlo.
Accarezzo il tuo sguardo
profuma
fiore di vaniglia tra le labbra,
odore di campagna
noci e avena.
Baciami con forza
come con settanta lingue,
che tutti i popoli ci capiscano
e sappiano cos’è l’amore.
Ma devo andare,
giunge il treno,
il suo suono
come il grido di mia madre
che a sera
interrompeva il gioco…..
……io che parto
lei che rimane indelebile
nei miei pensieri.

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